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Cieca e sulla sedia a rotelle è imprigionata in casa da anni

PONTEDERA. Da otto anni è cieca ed è invalida al cento per cento, tanto che è costretta a stare sulla sedia a rotelle gran parte della giornata. Ma quel che è peggio è che, secondo la figlia, è...

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PONTEDERA. Da otto anni è cieca ed è invalida al cento per cento, tanto che è costretta a stare sulla sedia a rotelle gran parte della giornata.

Ma quel che è peggio è che, secondo la figlia, è obbligata a stare in casa «perché da due anni aspetta una sistemazione più adeguata alle sue necessità, promessa dal Comune e mai arrivata».

Stefania Burchielli ha 65 anni e abita al secondo piano di una casa popolare di via Fantozzi a Pontedera. La figlia, Carlotta Gennusa, seguita dai servizi sociali dell’amministrazione comunale e abitante in una casa del centro storico dove il Comune partecipa al pagamento dell’affitto, chiede a gran voce una soluzione per i problemi della madre.

«Nel 2013 abbiamo parlato con l’assessore Matteo Franconi - racconta Gennusa - il quale propose una soluzione ai problemi di mia mamma, insieme al sindaco, Simone Millozzi. L’idea che ci avevano prospettato era quella di trasferirla in un’altra casa popolare al piano terra e di sistemarmi al piano superiore, in modo che potessi accudirla. Pensavamo che non ci fossero più problemi, ma il tempo è passato e ancora non siamo arrivati a niente».

«Anzi, l’altra casa è stata assegnata a un’altra famiglia. E noi non riusciamo nemmeno a parlare col sindaco - afferma ancora la figlia della sessantacinquenne - Stiamo chiedendo un incontro ormai da un anno. Ma non siamo stati ancora ricevuti. Intanto mia madre è segregata in casa e non ci danno neppure la possibilità di costruire un monta-scale per poterla portare fuori. Si sa che le barriere architettoniche, in questi casi, sembrano davvero insormontabili».

Secondo Carlotta Gennusa, non ha funzionato neppure una lettera dell’avvocato di famiglia, con cui si chiedeva un incontro al sindaco o a un rappresentante della giunta di Simone Millozzi.

«Sinceramente siamo scoraggiati - dice la donna - ma non molleremo. Vogliamo una sistemazione diversa da quella attuale e poter accudire mia mamma in maniera regolare. Così non può continuare ad andare avanti. Tra la sua casa e l’aria aperta, ci sono trenta scalini in mezzo. Ecco, io vorrei tanto riuscire ad abbattere questa semplice, ma a quanto pare invalicabile barriera architettonica e portare mia madre fuori».

Andreas Quirici

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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