Il Tirreno

Pontedera

Arrestati i vampiri di gasolio

di Sabrina Chiellini
Arrestati i vampiri di gasolio

Sono stati sorpresi a San Miniato e inseguiti dai carabinieri fino a Viterbo

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SAN MINIATO. Conoscono l’oleodotto Eni, che collega le raffinerie di Livorno con la zona di Prato e Calenzano, come le loro tasche. Di notte, nella campagna, scavano trincee per poi “attaccare” la condotta applicando al tubo una sorta di rubinetto a cui rifornirsi di carburante. Da un anno e mezzo gli assalti sono diventati sempre più frequenti. Ma non tutti vanno a buon fine.

La notte scorsa i carabinieri della compagnia di San Miniato hanno arrestato tre giovani stranieri dei quali seguivano gli spostamenti da alcune settimane, dopo un tentato furto da loro compiuto, all’inizio di luglio, nella campagna alla Scala di San Miniato. L’indagine, quella classica con le intercettazioni e i pedinamenti, è iniziata a luglio dopo che uno dei componenti della banda aveva dimenticato, oppure nella fretta di darsi alla fuga lo aveva perduto, il telefono cellulare diventato un prezioso punto di partenza per ricostruire la rete di contatti dei “vampiri” che succhiano il carburante dell’oleodotto. E quando i militari hanno avuto la certezza che i romeni avrebbero colpito di nuovo a San Miniato, si sono “attrezzati” per accoglierli e poi arrestarli.

I carabinieri, infatti, li hanno seguiti per centinaia di chilometri, stando a quando è stato spiegato dal comandante della compagnia di San Miniato, capitano Antonio Trombetta. Hanno rintracciato il deposito del carburante rubato. E quando hanno avuto la certezza che a quel punto i due trentenni sarebbero finiti in manette senza darsi a fughe rocambolesche, li hanno arrestati. Sono accusati di furto aggravato di carburante (in concorso con un complice fermato in provincia di Lucca) dall'oleodotto dell'Eni che collega Livorno a Calenzano.

In carcere a Viterbo ci sono ora due romeni di 30 anni (Marian Rusu e Paul Cojocarin) e un kosovaro di 25 anni (Florim Shpati) residente ad Altopascio e che probabilmente da tempo era una pedina importante per il trasporto della refurtiva, gasolio già raffinato, pronto per essere messo in commercio nei diversi canali del mercato nero. Dopo il colpo i ladri, stando a quanto è stato spiegato, si sono separati e i militari sono riusciti a seguirli tutti: i due romeni, diretti a Roma, sono stati fermati in un'area di servizio del Viterbese dai militari che li hanno pedinati senza dare nell'occhio, mentre il kosovaro è stato bloccato mentre stava scaricando da un furgone sei bidoni da mille litri ciascuno contenenti gasolio. Altri quattro contenitori della stessa capacità erano invece già stati caricati su un tir, pronti per la consegna.

Il giovane stava lavorando all'interno di un piazzale di una società di autotrasporti di Altopascio di cui risulta essere dipendente, ma al momento i titolari dell’azienda non sono coinvolti nella ricettazione del carburante. Sono infatti in corso accertamenti per stabilire se i titolari della ditta fossero o meno a conoscenza dell'attività illecita dello straniero che comunque avveniva durante la notte, quando nel deposito non c’erano colleghi.

I carabinieri di San Miniato erano sulle tracce della banda di stranieri da settimane, ma hanno atteso il momento giusto per intervenire e sorprendere i ladri in flagranza di reato. Bloccarli in piena campagna, per di più durante la notte, non sarebbe stato semplice. L’esperienza ha insegnato agli inquirenti che gli autori dei furti, pur sapendo che dopo un arresto per un reato contro il patrimonio non li attendono anni di carcere, si danno a disperate fughe con scatti felini.

Dopo un colpo eclatante avvenuto a maggio, nel luglio scorso i “vampiri” avevano fatto un furto analogo. Quella volta stavano per essere scoperti. I cittadini di via Trento, a San Miniato, avevano notato più volte nel corso della notte il furgone rosso del corriere Bartolini, percorrere avanti e indietro via Trento. Il mezzo era stato segnalato alla centrale dei carabinieri di San Miniato perché ritenuto sospetto. Si pensava che il furgone rosso, poi risultato intestato a un romeno residente in provincia di Roma, fosse lì per compiere un furto nelle case o in un cantiere edile che si trova lungo via Trento. Quello che a nessuno era venuto in mente (ma poi era stato scoperto) è che a bordo del furgone ci fosse una delle tante bande di "vampiri" di carburante, che di notte imperversava per travasare il gasolio dall’impianto di Eni. Sul veicolo, che venne sequestrato dai carabinieri, c'erano tre serbatoi da mille litri ciascuno, uno dei quali in parte riempito di gasolio.

La pattuglia dei carabinieri, della Radiomobile della Compagnia di San Miniato, dopo alcune ricerche nella campagna aveva visto il furgone e aveva messo in fuga i ladri che avevano aperto un rubinetto dell'oleodotto per collegarvi un tubo e cominciare così a travasare il carburante. Il furto era stato studiato nei dettagli e compiuto da più persone, almeno un gruppetto di cinque. Quando i malviventi avevano visto i carabinieri, si erano dati alla fuga nei campi. D’estate, così come l’altra notte, i malviventi avevano deciso di prendere di mira una parte dell’oledotto che scorre in superficie, sul piano della campagna, e non ha bisogno di particolari lavori di scavo. Correndo qualche rischio riuscivano a praticare un’apertura nel tubo a cui poi collegare un rubinetto e cominciare a prelevare il carburante.

Dal furgone e dal telefonino è partita l’indagine, seguita per la procura di Pisa dal sostituto Lydia Pagnini, alla quale saranno trasmessi gli atti relativi ai tre arresti.

Il carburante rubato, e già raffinato, secondo quanto riferito dagli inquirenti, veniva poi venduto al mercato nero, per lo più ad autotrasportatori compiacenti. Il gasolio recuperato la notte scorsa ha un valore di circa 15mila euro.

Non è escluso che i tre arrestati abbiano collegamenti con altre persone che agiscono nella nostra provincia.

Al di là della brillante operazione effettuata dai carabinieri, il furto non andato a buon fine dell’altra notte impone una riflessione più generale sui sistemi di sicurezza adottati da Eni per difendere l’oleodotto: ogni volta che viene colpito, fatto da non trascurare, si rischiano pure problemi di carattere ambientale.

I ripetuti assalti fanno pensare che ci sia bisogno di misure di controllo, ma anche di adeguati sistemi antifurto. In altre zone è già stata richiesta l’installazione di allarmi che in tempo reale registrino i cambiamenti del flusso di carburante nelle condotte. Altrimenti ogni volta, oltre ai danni per il furto, c’è il rischio di dover intervenire in seguito a sversamenti nel terreno che sono un pericolo di inquinamento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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