Il Tirreno

Pontedera

nuova protesta dell’uomo che è entrato in municipio con l’auto

Pizzo fa ancora il provocatore e sventola la bandiera italiana

di Sabrina Chiellini
Pizzo fa ancora il provocatore e sventola la bandiera italiana

PONTEDERA. Nuova provocazione di Giuseppe Pizzo, 45 anni, il facchino che la sera di lunedì è entrato con la sua auto nell’atrio del municipio dopo avere sfondato il portone all’ingresso. Un atto che...

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PONTEDERA. Nuova provocazione di Giuseppe Pizzo, 45 anni, il facchino che la sera di lunedì è entrato con la sua auto nell’atrio del municipio dopo avere sfondato il portone all’ingresso. Un atto che gli è costato l’arresto: i carabinieri sono immediatamente intervenuti e lo hanno portato in caserma. Ma dopo il processo per direttissima da cui è uscito patteggiando la pena di sei mesi di reclusione, Pizzo era già pronto per tornare alla carica, sempre imbandierato nel tricolore (vuole dire: prima gli italiani, poi gli immigrati) a cui dimostra di essere particolarmente affezionato. In bicicletta, l’auto è stata sequestrata, si è presentato di nuovo a protestare davanti al municipio e questa volta è arrivato “scortato” da due disoccupati che, come lui, chiedono aiuti economici al Comune.

«Un gesto sconcertante», lo ha definito il primo cittadino, Simone Millozzi. Da un anno il Comune paga interamente l’affitto della casa dove abita l’ex compagna di Pizzo insieme alla figlia.

Ieri mattina - racconta il facchino - all’ex hanno disattivato il gas e lui è tornato a manifestare, rischiando così di peggiorare la sua posizione. Insomma, la sua azione di protesta comincia ad avere i connotati non solo della provocazione, ma anche di qualcosa di più grave. «Sono qui a protestare – dice – perché voglio aiutare la madre della mia bambina. Al lavoro non vado, ho preso un permesso. I due che sono venuti con me sono disoccupati. Ci siamo incontrati casualmente».

Insieme a Pizzo in municipio sono arrivati anche Giovanni Russo, 25 anni, della Rotta. «Devo dire che il Comune mi ha sempre aiutato – ammette il giovane – ma sono senza lavoro e tra poco finiranno anche gli ammortizzatori sociali. Sono invalido al 46%, eppure ho lavorato anche in conceria. Questa situazione di incertezza economica mi dà una grande ansia».

Stessa storia per Matteo Di Gianni che poi è stato ricevuto in municipio da Marco Cecchi, assessore alle politiche sociali. Anche Di Gianni ha chiesto aiuti economici e un lavoro. Alla fine i tre hanno lasciato il municipio, pur dopo l’intervento - senza traumi - delle forze di polizia e dei vigili urbani.

Ormai Pizzo non vuole mollare. Secondo lui, l’amministrazione comunale di Pontedera non ha fatto abbastanza per aiutare la sua ex convivente e la figlia. In realtà gli aiuti, anche se non sono stati risolutivi di una situazione difficile, ci sono stati. E ora più Pizzo protesterà con iniziative clamorose, meno sarà ascoltato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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