Il presidio
Cassa di espansione: niente firme digitali e i lavori non partono
L’indagine archeologica a San Casciano non è ancora iniziata Accuse reciproche tra Comune, Soprintendenza e Bonifica
CASCINA. È un triangolo poco virtuoso quello che ruota attorno alla cassa di espansione del fosso della Mariana Schippisi a San Casciano, nel Cascinese. Comune, Soprintendenza e Consorzio di bonifica Basso Valdarno sono i tre enti coinvolti nell’opera di cui si parla dal 2009, che dovrebbe contribuire alla sicurezza idraulica di gran parte della zona. Ma che non è ancora stata realizzata.
Un mese sprecato. Prima di cominciare i lavori occorre esplorare il terreno alla ricerca di reperti archeologici, come richiesto dalla Soprintendenza. Per l’inizio dell’indagine i tre enti devono ratificare l’accordo con le rispettive firme digitali. Ma per vari motivi questa semplice operazione, che richiede poche manciate di minuti, non è ancora stata fatta. E a poco meno di un mese dall’ultima polemica a riguardo, la situazione è ancora la stessa.
Rischio allagamenti. La Soprintendenza punta il dito sul Comune, quest’ultimo dice che sta aspettando che il Consorzio definisca alcune procedure, ma sia Comune che Consorzio accusano la Soprintendenza di aver intralciato il normale iter che, invece, avrebbe già permesso di aver terminato l’opera da due anni. Insomma, un caos che i cittadini subiscono senza che venga posto un rimedio a un problema serio: quando cade pioggia abbondante gli allagamenti creano gravi danni alle attività commerciali e alle abitazioni.
Rimpalli da triangolo. L’altro giorno, dalla Soprintendenza di Pisa, la funzionaria Claudia Rizzitelli spiegava: «Non abbiamo ancora ricevuto la documentazione da parte del Comune per avviare la procedura per la firma digitale sull’accordo, che deve essere fatta lo stesso giorno da tutti gli enti coinvolti. Dopo gli ultimi allagamenti ho parlato con esponenti dell’amministrazione comunale. Ma ancora non abbiamo avuto le risposte che attendiamo ormai da tempo». Il sindaco di Cascina, Alessio Antonelli, ha risposto, seppur a distanza, che «il Comune di Cascina è pronto per mettere la firma digitale sull’accordo, ma stiamo aspettando che il Consorzio di bonifica faccia alcuni passaggi burocratici». E Marco Monaco, presidente del Consorzio di bonifica, ha parlato di «un semplice disguido che ci ha bloccato nella procedura per la firma digitale. Il direttore dei lavori era pronto a firmare, ma è stato fermato dal dirigente del settore di riferimento che preferiva usare la sua firma sul procedimento. Quest’ultimo, però, si è ammalato e non ha potuto venire al lavoro per alcuni giorni. Così abbiamo perso un mese, ma ora la determina che consente di mettere la firma è pronta». Dal Comune, poi, è arrivata un’altra spiegazione alla mancata firma digitale: «Dobbiamo trovare un giorno in cui gli enti mettano la loro firma, perché deve avvenire quasi in contemporanea».
La polemica. Ma dietro agli intoppi burocratici c’è anche una questione politica che il sindaco di Cascina ha più volte sottolineato: «Spendere 120mila euro per cercare reperti archeologici in un terreno da sempre usato per scopi agricoli è assurdo». Monaco rincara la dose: «Le indagini archeologiche si possono fare in corso d’opera, fermando i lavori se si trova qualcosa, com’è avvenuto per l’anfiteatro romano di Volterra; oppure in via preventiva, come richiesto in questo caso dalla Soprintendenza. Una procedura che richiede due gare d’appalto e una inevitabile dilatazione di tempi. Faremo questa indagine, ma è bene sapere che, se avessimo seguito l’iter più breve, a quest’ora l’opera sarebbe conclusa da due anni».
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