Il vescovo Del Corona entra nell’elenco dei beati
Originario di Livorno, resse la diocesi di San Miniato dal 1875 al 1906 Tante le autorità presenti alla cerimonia presieduta dal cardinale Amato
SAN MINIATO. Una tripudio di scatti e flash ha accolto la scopertura della grande immagine di Pio Alberto Del Corona davanti l’abside di San Francesco, in una chiesa stracolma di ospiti e di fedeli per una cerimonia senza dubbio fuori dal comune. «Un evento straordinario di festa e di gioia», l’ha definito il cardinale Angelo Amato, prefetto per la Congregazione delle cause dei Santi e rappresentante di Papa Francesco, arrivato ieri mattina a San Miniato per celebrare il rito solenne che ha iscritto l’ex vescovo samminiatese nei novero dei beati. Con lui l’intera comunità religiosa composta da tutti i sacerdoti della diocesi, insieme ad una schiera di vescovi arrivati da tutte le altre diocesi della Toscana e non solo.
Presenti in prima fila anche le sorelle della Congregazione delle Suore domenicane dello Spirito Santo, fondate proprio da Del Corona, a Firenze, nel 1872. Infine le autorità civili e militari, di San Miniato e del comprensorio, schierate di fronte all’altare per rendere omaggio al primo vescovo beato della Curia samminiatese. Un “servo di Dio” come è stato definito durante la lettura della biografia, che ne ha ripercorso la vicenda umana e spirituale iniziata a Livorno, città natale di Del Corona, e proseguita poi a Firenze, nel convento di San Marco, prima di approdare a San Miniato nel 1875. «Anche da vescovo mantenne un tenore di vita conventuale», ha ricordato il cardinale Amato dopo aver letto, in latino, la lettera apostolica con la quale il Papa ha sancito la beatificazione. «La nostra fede - ha proseguito il cardinale -– è confortata dalla presenza dei santi, che costituiscono la primavera della chiesa. La cerimonia di oggi (ieri, ndr) rappresenta un momento di contemplazione del bene che lo Spirito Santo semina nella storia dell’umanità proprio mediante i santi». Uomo di fede ma anche di grande cultura, Del Corona «condusse una particolare battaglia contro le tendenze atee - ha ricordato il cardinale - adoperandosi per far scorgere nella diocesi iniziative che rendessero più incisiva la presenza dei cattolici a livello sociale, fondando ad esempio un Società di mutuo soccorso per gli operai». «L’amore verso Dio - ha concluso Amato - si rifletteva nella disponibilità verso il prossimo, nella sua generosità verso i poveri e nella particolare predilezione per malati e detenuti».
A lui la Chiesa ha riconosciuto come autentico un miracolo avvenuto dopo la morte, anche se numerose sono le testimonianze di eventi prodigiosi e misteriose guarigioni durante la vita. La cerimonia di ieri è stata quindi il punto di arrivo di un lungo processo andato avanti nel tempo, che ha avuto una spinta decisiva durante l’episcopato del vescovo Fausto Tardelli, presente alla cerimonia. A lui l’amministratore diocesano don Morello Morelli ha rivolto il suo saluto, insieme ai ringraziamenti per tutte le autorità religiose e civili presenti.
Giacomo Pelfer
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