Il Tirreno

Pontedera

Il nostro futuro? L’allevamento delle chiocciole

Nilo Di Modica
Il nostro futuro? L’allevamento delle chiocciole

La crisi aguzza l’ingegno e una coppia si reinventa un mestiere Il mercato punta anche a espandersi verso i paesi esteri

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SANTA MARIA A MONTE. La crisi, si sa, aguzza l'ingegno, spingendo tutti a reinventarsi. Se poi ci mettete un po' di passione il gioco è fatto, e può anche capitare che chi un lavoro già ce l'ha finisca per costruirne un altro. Questo il nuovo corso di Simone Ferri e Sabina Cipriano, santamariammontesi alla loro prima esperienza di elicicoltura, l'allevamento di chiocciole. Camionista lui, fiorista lei, da tre anni le allevano in un appezzamento di terreno nella valle di Pozzo, all'ombra dell'omonima osteria dove giovedì 8 si terrà una “chiocciolata” con annessa presentazione del progetto di una sagra ad hoc, da farsi in primavera proprio nella frazione.

«Di giorno vanno scovate dietro le foglie, ma di notte spuntano a migliaia - racconta Simone, mentre con Sabina attraversa i cinquemila metri di terreno su cui insistono le reti, enormi vasche coltivate fitte fitte a bietola, radicchio e cavolo dove le chiocciole stanno all'ingrasso. – L'idea me l'ha data mia suocera per prima, poi piano piano ci siamo appassionati».

L'investimento sembrava valido, il mercato promettente. I due ci si sono buttati a capofitto affrontando tutte le difficoltà del caso. «Molte più di quanto si possa immaginare – ammette Sabina. Se le protagoniste di questa storia sono famose per la loro lentezza (80 cm al minuto per la precisione) anche il loro ciclo riproduttivo infatti lo è: un anno intero per una chiocciola adulta. Un equilibrio sempre da mantenere fra vendita del “capitale” e riproduzione, attraversando anche qualche insidia: poca o troppa acqua, agenti infestanti, fase di letargo. E la concorrenza.

«Molti dei ristoratori che riforniamo si servivano da persone che le cacciavano chissà dove – raccontano. – Molti sono inoltre quelli che le comprano in Albania e Romania per poi rivenderle». La passione intanto cresceva, come il numero delle reti. «Continuiamo entrambi con i nostri lavori, ma ci piacerebbe trasformare tutto questo nel nostro unico impiego – confessano. – Stiamo facendo di tutto per non fare passi falsi, seguendo corsi e studiando sodo».

Entusiasmo che inevitabilmente si è incrociato con quello di un altro inquilino della frazione, il titolare della vicina osteria ed esponente dell'associazione “Storie Locali” Alberto Vanni, che ha subito colto la palla al balzo. «Il terreno sabbioso di questa valle è risultato essere eccellente – spiega. – A Pozzo, oltre la storia, ora c’è anche questa produzione. Cosa a dir poco curiosa nel paese che della chiocciola ha anche la forma. Per questo ho subito pensato ad una festa. Ne parleremo giovedì a cena». Prenotazioni allo 0587709053.

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