Dietro al banco con la paura La rabbia dei commercianti
«Tutti i giorni siamo alle prese con le molestie di un gruppo di immigrati che occupano i giardini pubblici. Lavoriamo in una situazione davvero pesante»
PONTEDERA. Carnagione olivastra, sguardo acceso. Un sorriso cortese, impreziosito da un velo di timidezza. Le parole escono a intermittenza. Un rapido scambio di battute. Poche, significative frasi: «Per fortuna svolgo il turno di mattina. Raramente esco dalla galleria di sera. Non mi è mai successo niente, ma fuori ci sono sempre almeno dieci uomini che bevono e parlano nella loro lingua». Eva è originaria dall’America latina e lavora nella lavanderia del centro commerciale Panorama in Oltrera. Decide di affrontare il tema del degrado e di metterci la faccia. Non si dilunga troppo. È fortunata – dice – perché all’ora di pranzo saluta tutti e se ne va. La sua giornata di lavoro si conclude quando il sole è ancora alto e fuori c’è sempre un gran via vai di persone.
Sguardo basso, borsa attaccata al corpo e passo svelto. Così, invece, si concludono i turni delle commesse degli altri negozi all’interno della galleria. Alcune non vogliono nemmeno parlare, altre lo fanno implorando di non essere fotografate: «Siamo semplici dipendenti, la direzione potrebbe non gradire un nostro intervento sul giornale». Chi ha un lavoro di questi tempi se lo tiene stretto, non lo mette a rischio per un paio di battute. La sensazione però è che dietro al silenzio ci sia la paura di essere riconosciute, rintracciate. Magari da quegli uomini che loro, donne dai 25 ai 40 anni che tutti i giorni lavorano all’interno del grande complesso commerciale, non hanno il coraggio di guardare negli occhi.
Vedono che il cellulare torna nella tasca: pericolo foto scampato. E allora si confidano, aprono i cassetti della mente dove hanno nascosto attimi di paura.
«Mi sono trovata un chiodo di 8 centimetri conficcato nel pneumatico della mia auto. Non so chi sia stato, ma la mattina, quando sono arrivata, non c’era. Ne sono sicura».
Dalle vetrine accanto si affacciano dipendenti di altri punti vendita. Ognuno vuole raccontare la propria esperienza. «Quegli sfaccendati stanno tutto il giorno nei giardinetti accanto all’ingresso, poi la sera si posizionano nel parcheggio. A volte litigano e si prendono a bottigliate. Chi non lavora qui non può capire».
Giovani, alcune giovanissime. Stanno dietro al bancone dalla mattina alla sera. E non si sentono al sicuro neppure vicino al registratore di cassa. «Entrano dentro al centro, sono in prevalenza nord africani. Alcuni si affacciano all'ingresso del negozio, gettano uno sguardo e sorridono in modo strafottente. Sanno che abbiamo timore di loro e sembra che si divertano a spaventarci».
Fuori intanto alcuni operai del Comune stanno tagliando l’erba nel giardino dove ogni giorno spacciano, bevono e bivaccano decine di immigrati senza fissa dimora. Strana coincidenza che ciò avvenga esattamente nel giorno in cui “Il Tirreno” esce in edicola con un dettagliato reportage sulle condizioni delle aree verdi cittadine. Illustrando soprattutto le criticità del parco in zona Oltrera, a fianco di Panorama.
Nei negozi entrano i clienti. Il lavoro riprende. Basta con le chiacchiere. Prima di lasciare la galleria c’è tempo per un caffè al bar Amici Miei. Non una tappa casuale. A riordinare tazzine e bicchieri, infatti, c’è Maurizio Vigerelli. Il primo che, nel maggio scorso, attraverso “Il Tirreno”, ha avuto il coraggio di denunciare lo stato di degrado nei paraggi di Panorama. Tre mesi fa ha deciso di togliere tavolini e sedie dall’esterno del suo locale perché diventati territorio esclusivo di personaggi, per usare un eufemismo, “poco raccomandabili”, che dopo aver consumato, la maggior parte delle volte senza pagare, tornavano a bivaccare al fresco sotto la chioma degli alberi, nel giardinetto nelle vicinanze del centro commerciale. Vigerelli inoltre era stato costretto a chiudere l’ingresso del bar dalle 14 in poi, consentendo l’accesso soltanto dall’entrata principale di Panorama.
«Non è cambiato nulla, la situazione è sempre critica. Anzi, di cambiamenti ce ne sono stati due». Maurizio indica l’esterno del locale completamente vuoto: tavolini e sedie riposti in magazzino per sempre. E poi sposta l’indice nell’angolo di bar in cui erano state posizionate le slot-machine. «Le ho tolte , attiravano persone che non voglio dentro la mia attività».
Nessuno è sereno nel complesso che ospita punti vendita di catene importanti, un supermercato e altri esercizi commerciali. La paura serpeggia tra scontrini e sorrisi ai clienti, specie nella parte “rosa” del commercio di Panorama. Perché quando si abbassa la saracinesca, comincia la corsa per salire in auto e andarsene a casa. Al sicuro, finalmente.
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