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Pontedera

Era il 23 aprile 1946 quando venne depositato il brevetto

Era il 23 aprile 1946 quando venne depositato il brevetto

«Sembra una Vespa!», pare ebbe a esclamare Enrico Piaggio posando gli occhi sul prototipo che Corradino D’Ascanio (nella foto), l’ingegnere che amava il volo quanto odiava le moto, gli mostrò. Il...

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«Sembra una Vespa!», pare ebbe a esclamare Enrico Piaggio posando gli occhi sul prototipo che Corradino D’Ascanio (nella foto), l’ingegnere che amava il volo quanto odiava le moto, gli mostrò. Il ronzare del motore dovette rafforzare la convinzione che il nomignolo era pertinente. E quello fu. E quello è stato sempre, dal 23 aprile 1946, giorno in cui Piaggio ne depositò il brevetto, in poi. Tutti pazzi per la Vespa, star hollywoodiane comprese: questo da subito. E quella grazia versatile nata per il popolo, dal popolo subito acclamata: il mezzo ideale per le polverose strade di un Paese ammaccato dalla guerra. Un anelito di libertà alimentato a miscela. E due ruote che con quelle delle moto hanno in comune solo il numero 2, nient’altro. Lo stile come scelta di campo. Borghese distinto, D’Ascanio non amava il gesto da cow boy che i centauri eseguono per salire in sella. Voleva che il vespista e la vespista (soprattutto se in gonna) potessero piazzarsi davanti al manubrio con la disinvolta nonchalance di chi si accomoda al tavolino di un bar. Ci riuscì, e fu un miracolo italiano d'eleganza. (a.l.)

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