Il Tirreno

Pontedera

La Turandot di Bocelli incanta la vallata del Silenzio

La Turandot di Bocelli incanta la vallata del Silenzio

Una folla sterminata ha assistito al primo concerto per il decennale del Teatro che vive una volta l'anno. Tra i vip l'Oscar Natalie Portman

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LAJATICO. «Popolo di Pechino, la legge è questa…», canta il Mandarino in perfetto orario, introdotto dalla marziale risolutezza degli ottoni. Il pubblico dell’edizione 2015 del Teatro del Silenzio, come d’abitudine sterminato e cosmopolita, ascolta attento la sfida crudele che Turandot lancia ai suoi pretendenti. A Lajatico si canta Puccini. Per festeggiare i dieci anni dell’esperimento artistico nel cuore della propria terra, Andrea Bocelli ha scelto l’opera che il compositore lucchese lasciò incompiuta a poche battute da un travagliato finale.

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Al tramonto, migliaia di obiettivi e fotocamere aspettano l’arrivo della voce italiana più amata al mondo. Sul palco già l’attendono la bacchetta di Zubin Mehta e gli strumenti dei 91 Cameristi del Maggio Musicale Fiorentino, affiancati dai coristi del Maggio. Ecco gli sgargianti abiti orientali delle tante comparse. Ecco le Guardie Imperiali, che prima di sfilare sul proscenio si concedono un passaggio tra gli spettatori: figure imponenti, munite di lunghe alabarde. Si fa a gara a immortalarle.

Tra le file che compartimentano i posti numerati, una babele di idiomi: il Teatro del Silenzio smuove gente dai cinque continenti. Soprattutto dagli Usa e dalla Russia, dicono le cifre. Un mare di gente: 200mila persone dal 2005 ad oggi.

La grande macchina dello show non perde un battito. L’elettricità nell’aria raggiunge inevitabilmente il suo apice all’inizio del terzo atto, quando gli archi iniziano a disegnare le armonie di “Nessun dorma”. Battute celeberrime: un vero must della bellezza italiana, anche loro. C’è da scalare il picco virtuosistico di “Vincerò”. Bocelli lo sorvola con eleganza, alzando le braccia al cielo. Un altro applauso a scena aperta (anche quello dell’attrice Natalie Portman seduta nelle prime file), questa volta lunghissimo (e assai meritato). Lui sorride: è contento di come la sua voce ha trafitto le insidie dello spartito, e si vede. Se Calaf vincerà all’alba, Andrea ha già vinto.

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