«La discarica resti chiusa» il sit-in tra i fans di Bocelli
Striscioni e volantini anche in lingua straniera: così Legambiente lotta contro il conferimento di altri rifiuti alla Grillaia. Domani ci sarà il bis
LAJATICO. «Questa discarica non s’ha da riaprire». Questo il messaggio che i tanti italiani e stranieri che ieri pomeriggio sono passati dalla rotatoria de La Sterza, direzione Teatro del Silenzio, hanno potuto leggere in varie lingue su cartelli e magliette degli ambientalisti accorsi per il sit-in contro la riapertura della Grillaia di Chianni.
A chiamare a raccolta i manifestanti, che replicheranno domani pomeriggio, Legambiente Valdera e Comitato Unitario Terricciola-Lajatico-Chianni, contrari all'ultimo progetto della provincia che prevede per il sito altri 270mila metri quadrati di rifiuti. «Crediamo che lo sviluppo di un luogo meraviglioso come l'alta Valdera debba passare per la valorizzazione del territorio e dei suoi agriturismi, non certo per altri tre anni di camion pieni di rifiuti diretti ad una discarica vecchia e più volte segnalata per le inadeguatezze nella gestione - dice Legambiente. - Colpevoli di tutto questo sono Arpat e Provincia, responsabili di riaprire un businnes accontentando la proprietà».
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La storia. Un quarto di secolo fra rifiuti e polemiche. In funzione dal ‘90 al ‘98, la discarica avrebbe dovuto accogliere solo 300mila mq di rifiuti che poi, in seguito a vari ampliamenti arrivarono rapidamente ad un milione e 200mila. Alla fine del '98, negli ultimi mesi di attività, Regione e Provincia imposero una accelerazione nello smaltimento, con un cospicuo conferimento di fanghi conciari e di rifiuti speciali provenienti da altre regioni. E' l'inizio della crisi del sito, con sversamenti nei terreni circostanti e accumuli di percolato altamente inquinante. Iniziano le proteste di cittadini e residenti. 1998. La provincia decreta la chiusura della discarica, che non è però definitiva: l'impianto viene gestito in questi anni con modalità più volte segnalate da Arpat, che interviene con prescrizioni poi ribadite negli anni successivi. I proprietari - nel 2009 - presentano un progetto di messa in sicurezza che prevede il conferimento di altri 300mila mq.
Rifiuti zero. I comuni dell’area elaborano un progetto alternativo che non prevede nuovi rifiuti; progetto che, accusano gli ambientalisti, viene a questo punto osteggiato in conferenza dei servizi da Provincia e Arpat perché avrebbe richiesto soldi pubblici. È il 2013: la Provincia approva un progetto simile a quello del 2009 ma con una lieve riduzione del volume dei rifiuti: 270mila. Il Presidente della Provincia interviene sospendendo la decisione, intanto i comuni di Chianni e Laiatico presentano ricorso al Tar. Nel 2014 Comuni, Regione e Provincia firmano un protocollo per la gestione della chiusura senza apporto di ulteriori rifiuti, nel frattempo il Tar respinge i ricorsi. L'iter autorizzativo del progetto da 270mila mq di rifiuti va avanti e arriva fino ai giorni nostri, mentre contro la riapertura si raccolgono oltre 1500 firme.
Nilo Di Modica
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