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La cava di Bucciano è una minaccia per lo sviluppo dell’agriturismo
Una sentenza del Tar tiene in piedi l’ipotesi del sito inserito in una zona a vocazione tartufigena Bloccate le trattative di compravendita di immobili e aree a destinazione turistico-ricettiva
SAN MINIATO. Ormai da un anno non se ne parla più, eppure c’è ancora una potenziale cava che potrebbe tornare a incombere sul futuro della Barbinaia. È quella di Bucciano, nel versante sanminiatese della valle, che ha conosciuto negli anni una storia a sé rispetto alle altre tre cave “dirimpettaie” (quelle della sponda palaiese), cancellate nell’estate 2014 al termine dello studio condotto dall’Università di Pisa per dimostrare la vocazione tartufigena della zona.
Se Palaia sembra aver messo la parola fine, lo stesso non si può dire per l’unico sito previsto entro i confini di San Miniato: a tenere in piedi i timori, la sentenza del Tar che nel 2013 accolse il ricorso del proprietario del terreno, annullando la delibera con la quale la Provincia, inizialmente, aveva escluso il sito in base a un’osservazione presentata dal Comune di San Miniato e giudicata «irragionevole» dai giudici amministrativi. Da allora di quella cava non si parla più, ma niente sembra mettere al riparo la zona dalla possibilità che possa tornare valida in futuro. Una possibilità che si sta rivelando come un vero e proprio freno a mano tirato per lo sviluppo della valle, bloccando di fatto trattative di compravendita e progetti di recupero, anche a destinazione turistico-ricettiva. La sola idea, anche lontana nel tempo, di dover convivere un giorno accanto a una cava di sabbia, con i mezzi pesanti in continuo movimento, è una ragione più che sufficiente per tenere sulla corda ogni potenziale investitore. Il tutto senza contare che il sito in questione si trova a pochi metri da un nuovo agriturismo ormai prossimo all’apertura. Per questo il Comitato No Cave torna a farsi sentire, per chiedere all’amministrazione di intervenire per scongiurare ogni rischio. «Da quando, un anno fa, lo studio dell’Università di Pisa ha escluso i tre siti di Palaia non è stato fatto più niente – denunciano dal Comitato - San Miniato ha esultato per il risultato di un altro Comune quando aveva ancora una cava in essere sul suo territorio. A oggi, per quanto il sindaco si sia sempre detto contrario alle cave, nessuno può darci garanzie sul futuro».
Un futuro che passa anche dal riordino istituzionale, che vedrà la competenza sulle attività estrattive passare dalle mani della Provincia a quelle della Regione. E questo non fa altro che accrescere le preoccupazioni. In mancanza di risposte certe, quindi, residenti e proprietari minacciano di portare la protesta fino a Milano, durante la partecipazione di San Miniato, nel mese di settembre, ad Expo 2015: «Siamo pronto ad andare all’Expo per denunciare la situazione – dicono - Perché è assurdo andarsi a vantare dei tartufi se poi non si protegge e non si valorizza il territorio». Da qui lo stoccata contro le promesse avanzate nei giorni “caldi” delle cave e poi finite nel silenzio: «Che fine ha fatto - chiedono dal Comitato - il progetto di istituire il Parco del Tartufo?».
Giacomo Pelfer
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