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Dalla Francia in pellegrinaggio per ricordare Aldo Moro

Dalla Francia in pellegrinaggio per ricordare Aldo Moro

La disegnatrice e fumettista tedesca Diana Kennedy (ma abitante Oltralpe) in viaggio insieme a un asinello per visitare i luoghi dello statista ucciso dalle Br

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MONTOPOLI. Evidentemente non ricordiamo mai abbastanza la figura di Aldo Moro e il significato del suo sacrificio. Eppure c’è chi, proprio per celebrarne la memoria, ha deciso di compiere un cammino lungo 1800 chilometri, dalla Francia fino in Puglia, a Maglie, nel paese natio dello statista democristiano.

Una sorta di pellegrinaggio laico dal sapore insolito ma dal significato profondo, che vede protagonista la disegnatrice e fumettista tedesca Diana Kennedy, residente in Francia, che proprio in questi giorni, nel suo itinerario verso sud, ha attraversato il Valdarno facendo tappa per una notte anche a Capanne, più precisamente nel giardino di Fabio Bartoli, segretario del Pd montopolese e consigliere comunale. «Lunedì mattina, mentre ero a lavoro - racconta Bartoli - mi telefona mio figlio dicendo che una donna, insieme a un asino, si era presentata a casa nostra chiedendo di potersi accampare. Onestamente la cosa mi ha spiazzato. Solo quando sono tornato per pranzo ho scoperto la storia incredibile di questa donna». Partita il 17 aprile dal sud della Francia insieme al fedele asinello Gamin, Diana Kennedy è decisa a raggiungere il Salento, nei luoghi di origine di Aldo Moro (l’arrivo è previsto a ottobre), facendo tappa anche a Torrita Tiberina dove sono sepolte lo spoglie dello statista ucciso dalle Brigate Rosse.

Ogni giorno, all’alba, Diana smonta la piccola tenda divenuta ormai la sua casa, carica il bagaglio sul dorso di Gamin e si mette in cammino: ogni volta una ventina di chilometri, cercando percorsi lontani dal traffico, per poi chiedere ospitalità vicino ad abitazioni e casolari. Approdati domenica vicino Orentano, Diana e Gamin sono arrivati lunedì a Capanne, mentre ieri pomeriggio siamo riusciti a “intercettarli” via Facebook presso una villa a Collegalli, tra San Miniato e Montaione. «Il perché di questo viaggio? Perché Aldo Moro ha fatto parte della mia infanzia - ha risposto via social - Erano gli anni del terrorismo, anche in Germania. Avevo 12 anni, in un’età in cui gli occhi si aprono al mondo e certe cose mi facevano paura. Il suo rapimento fu un colpo anche per me: dappertutto c’erano le foto del suo sequestro. Quando fu trovato morto rimasi senza parole davanti la prima pagina del giornale». Un ricordo che è tornato ad affiorare un paio di anni fa, quando Diana ha iniziato a dedicare a Moro molte delle sue vignette: «Di lui mi ha sempre affascinato il suo sguardo alternativo sulle cose - prosegue - il suo essere mite ma insieme forte. Ho sentito il bisogno di visitare la sua tomba, conoscere il suo paese e il suo popolo. Ma per farlo non potevo venire in macchina, volevo una “total immersion”. Così ho iniziato a studiare italiano e ho comprato Garim. Finora è andato tutto bene - conclude - l’ospitalità in Italia è di un altro livello: spesso mi sento ricevuta come una regina».

Giacomo Pelfer

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