Il Tirreno

Pontedera

Vicopisano capitale del movimento anti-slot

di Guido Bini
Vicopisano capitale del movimento anti-slot

A San Giovanni alla Vena il primo incontro con associazioni, cittadini e gestori di bar per inquadrare il problema, raccogliere esperienze e invitare alla massima attenzione

3 MINUTI DI LETTURA





VICOPISANO. Togliere le slot da bar e circoli, fare massa critica, riappropriarsi degli spazi sociali e ritrovare il significato autentico della parola gioco. C’è tutto questo nella sfida lanciata da Vicopisano, dove già alcuni gestori hanno detto no alle slot-machine. Dalla loro parte, nella campagna contro il preoccupante dilagare del gioco d’azzardo, l’amministrazione e il consiglio comunale, che hanno preso impegni ben precisi in questo senso. Venerdì scorso, nei giardini della ex scuola di San Giovanni alla Vena, il primo incontro con associazioni e cittadini, per inquadrare il problema, raccogliere testimonianze e invitare tutti a prestare la massima attenzione. Sconfortante, per non dire sconcertante, il quadro delineato in apertura da don Armando Zappolini, portavoce nazionale della campagna “Mettiamoci in gioco”, e da Filippo Torrigiani, di “Avviso Pubblico”: nel 2014 il gioco d’azzardo in Italia ha coinvolto almeno 20 milioni di persone, 800mila delle quali a livello patologico.

«Il gioco d’azzardo – ha sottolineato Torrigiani – è un giro d’affari che nell’ultimo anno ha toccato quota 85 miliardi di euro, a favore di 13 concessionarie dove troviamo politici, amici di politici e i soliti nomi ricorrenti. Non è allora un caso che la tassazione sui giochi on line sia appena dello 0,6% e che in Italia ci siano qualcosa come 450mila slot-machine attive contro i poco più di 200mila posti letto dei nostri ospedali pubblici. Tutto questo è frutto di una politica misera e miserevole, iniziata già alla fine degli anni ‘80». «Come se non bastasse – ha concluso Torrigiani – le lobby del gioco d’azzardo hanno fatto in modo che chi oggi cerca di combatterlo possa contare su pochi strumenti».

Ne sanno qualcosa i commercianti, che si trovano obbligati a tenere le slot perché legati da contratti capestro, ne sanno qualcosa i sindaci, che pur essendo responsabili della salute pubblica non hanno strumenti legali per contrastare il proliferare delle slot, e ne sanno qualcosa al Sert della Asl 5 di Pisa, dove sempre più persone si rivolgono per uscire dalla morsa del gioco d’azzardo, sebbene questa patologia non sia stata ancora inserita fra quelle che danno diritto ai livelli minimi di assistenza.

«Ad ogni modo il servizio pubblico c’è – ha detto Simonetta Maltese, educatrice del Sert – ed è dal 2008 che aiutiamo le famiglie ad affrontare queste patologie».

Nel frattempo, anche alcune associazioni del territorio hanno iniziato a muoversi. Tra queste l’Arci Valdera, che con il progetto “Ritratti di salute” cerca di riportare socialità, relazioni e divertimento nei propri circoli. «Partendo dal concetto che il gioco è alla base della socialità – ha raccontato la responsabile Carla Cocilova – cerchiamo di portare iniziative sane all’interno dei circoli, invitando i gestori a eliminare le slot-machine. Ottenendo anche risultati sorprendenti e dei più disparati, dall’angolo bookcrossing al circolo di Lari all’ormai mitico campionato di tiro del panforte».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani