Il presidio
La pieve lancia l’sos Al monumento regna il degrado
POMARANCE. La pieve di San Giovanni a Sillano, a San Dalmazio. Ovvero, le miserie di un monumento nazionale: una triste storia di degrado e abbandono di uno dei più antichi e caratteristici monumenti...
POMARANCE. La pieve di San Giovanni a Sillano, a San Dalmazio. Ovvero, le miserie di un monumento nazionale: una triste storia di degrado e abbandono di uno dei più antichi e caratteristici monumenti presenti in Alta Valdicecina.
«Un monumento storico-artistico, di cui abbiamo notizie fin dall’epoca medievale e rinascimentale; inserito nelle guide e nelle più importanti pubblicazioni a livello universitario, è purtroppo, da decenni e decenni, abbandonato da tutto e da tutti, nonostante fosse stato considerato dallo storico Mario Salmi (già nel 1921), un “unicum” in Toscana», spiega Jader Spinelli, storico locale, nonché ispettore onorario ai beni architettonici e artistici del Ministero dei Beni Culturali.
E ancora: «La pieve conserva infatti ancora l’aspetto architettonico romanico-normanno con la sua facciata, caratterizzata dall’intrecciarsi di archi a tutto sesto che, poggiando su mensole scolpite con elementi zoomorfi o antropomorfi, formano archi a sesto acuto di derivazione normanna come si possono vedere nel sud del’Italia. Il suo interno, tantissimi anni fa (1973-1977), fu oggetto di attenzione e valorizzazione da parte del Gruppo Archeologico Pomarance, che curava il monumento nel fine settimana dalle infestazioni di alberi e erbacce raccontando notizie storiche reperite fino ad allora, ai numerosi visitatori che passavano da lì per poi recarsi all’affascinate Rocca Sillana». Oggi la situazione è radicalmente mutata, in peggio. Di fatto, la Pieve sta letteralmente crollando, mangiata da una vegetazione sempre più folta e incontrollata, nel silenzio di un proprietario privato e indifferente. «Come Pro loco Pomarance abbiamo in questi anni pubblicato ricerche di archivio e l’abbiamo inserita in vari percorsi turistici o all’interno di guide della Valdicecina: ma il messaggio non è stato ben recepito dalle varie amministrazioni che si sono succedute in questi 40 anni». E conclude: «Se la pieve diventasse di dominio pubblico vi potrebbero intervenire le autorità competenti, le varie Soprintendenze di Pisa e Firenze, la Regione, lo Stato, senza dover arrivare a eventuali “espropri”».
Gianni Bianchi
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