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Le ordinanze e la strana cronologia dell’albo pretorio

PONTEDERA. L’albo pretorio è quel luogo nel quale i cittadini possono consultare gli atti dell’amministrazione. Nel nome della trasparenza. Il sindaco emette un’ordinanza? È lì. Si cambia la...

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PONTEDERA. L’albo pretorio è quel luogo nel quale i cittadini possono consultare gli atti dell’amministrazione. Nel nome della trasparenza.

Il sindaco emette un’ordinanza? È lì. Si cambia la viabilità di un pezzo di città? L’atto col quale si decide, si trova lì. E così anche tutte le altre decisioni, quelle che prendono gli uffici, che emette la giunta o che discute il consiglio comunale. Da qualche anno a questa parte i Comuni hanno l’obbligo di pubblicare sul proprio sito web questi atti. In modo che ogni cittadino possa sapere in tempo reale decisioni che lo riguardano. Prima venivano affissi nell’atrio (è il caso di palazzo Stefanelli a Pontedera) e occorreva andare lì, consultarli. O chiedere a un messo se si aveva bisogno di documenti più vecchi.

Ma il web funziona, se dietro c’è la volontà di farlo funzionare. O si rischia di imbattersi in qualche stranezza. Come il caso del Comune di Pontedera. Il 21 maggio il sindaco, dietro richiesta di Arpat, emette una ordinanza (la 71 del 21 maggio) di divieto di balneazione al Lago Braccini: l’acqua, in seguito a campionamenti fatti il 19 maggio era definita, dall’Arpat, “non balneabile”. Due giorni dopo (il tempo di fare l’analisi) l’Arpat comunica che l’acqua dei Laghi Braccini “risulta nuovamente idonea alla balneazione”. Il Comune emette una nuova ordinanza: è la 75 del 28 maggio con la quale revoca il divieto di pochi giorni prima. Fin qui la storia delle ordinanze. All’albo pretorio, però, hanno una storia singolare: quella della revoca (la 75) viene pubblicata il giorno stesso dell’emissione. L’altra, la prima, la numero 71 che ne vietava i bagni, arriva sul web solo l’1 giugno. Un ritardo dovuto a un errore? A questioni tecniche? Chissà. Come dice un vecchio adagio a pensar male non si fa peccato. Ma, se non fossimo stati fuori stagione, perché i cittadini non avrebbero dovuto conoscere il tempo reale anche il divieto?

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