Il Tirreno

Pontedera

la tragedia

Doveva arrivare a Volterra il prete che si è tolto la vita

Don Carlo Certosino, il prete che si è tolto la vita a Livorno
◗
Don Carlo Certosino, il prete che si è tolto la vita a Livorno

Lo svela il vescovo di Livorno Simone Giusti in un’intervista: "La scelta era stata concordata con lo stesso don Carlo"

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Nell'ultima settimana i rapporti si erano fatti molto più sereni». Parte da qui il vescovo Simone Giusti, in una intervista rilasciata al giornale on-line della diocesi di Livorno, in cui dà conto del perché lui e il consiglio episcopale si sono definiti "storditi e stupiti" di fronte al suicidio di don Carlo Certosino, 54 anni, sacerdote di Ardenza che si era ribellato al trasferimento. Proprio su quest'aspetto del rifiuto, monsignor Simone Giusti sottolinea che non c'erano più motivi di tensione: «In una sua lettera inviatami qualche giorno fa mi annunciava la sua disponibilità a lasciare la parrocchia di San Simone così come concordato con lui più di un anno fa e mi diceva anche la data in cui avrebbe salutato i suoi parrocchiani: domenica 21 giugno».
 
Di più: il vescovo riferisce che don Carlo gli aveva scritto comunicandogli la «rinuncia ad ogni azione di rivalsa presso la Santa Sede a proposito del trasferimento» ed era stata trovata a Volterra, come chiesto dal sacerdote, la collocazione dove poter esercitare il proprio servizio pastorale in futuro. Dunque, don Carlo era stato destinato - svela il vescovo - sul colle Etrusco. Secondo le prime testimonianze, raccolte subito dopo la scoperta - da parte della perpetua - del corpo senza vita del parroco, la destinazione sarebbe stata un’altra parrocchia di Livorno, Santa Caterina. E che, non accogliendo bene questa proposta, aveva ddiriturra chiesto di poter tornare a Fiesole, dove aveva studiato ai tempi del seminario.
 
Il giornale diocesano ripete che non c'erano state avvisaglie né dai parrocchiani né dai familiari: «Mentre nelle settimane scorse avevo ricevuto tante lettere dai suoi parrocchiani che mi raccontavano lo stato d'animo di don Carlo, in questi ultimi giorni neppure un biglietto che mi accennasse o mi facesse pensare che le cose stavano precipitando. Da quanto so, nessuno degli amici o familiari di don Carlo, aveva avuto la percezione di quanto si stava preparando». 
 
Monsignor Giusti riferisce che il vescovo di Fiesole gli ha raccontato «lo stupore dei suoi stessi amici fiesolani che, avendolo sentito e visto nei giorni scorsi, ne avevano tratto una impressione di un uomo che stava superando, sia pure a fatica, un momento delicato della sua vita». Poi ribadisce: «Nei giorni scorsi aveva anche incontrato il suo successore, don Valerio Barbieri, lo aveva accolto molto cordialmente e avevano iniziato a concordare i dettagli dell'avvicendamento».
 
Di fronte alla domanda su cosa sia accaduto, il vescovo risponde: «Non saprei proprio dire, mi auguro che gli inquirenti ci aiutino a fare luce su di un fatto tanto inaspettato quanto doloroso».
Il parroco che ha deciso di togliersi la vita aveva lasciato una lettera, proprio indirizzata al vescovo. Scritta il 28 maggio, in sintesi diceva che «il trasferimento che hai deciso – parlando al vescovo – è solo l’ultima delle ingiustizie che ho dovuto subire in questi anni. Ora sarai felice, ma sappi che mi avrai per sempre sulla coscienza»
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web