“Pop Up”, per rialzare le saracinesche in tempo di crisi
La riapertura dei fondi sfitti con idee di natura commerciale artigianale e artistica. Il progetto incassa tanti gradimenti
CASCINA. Metti un centro storico dove progressivamente le attività commerciali si riducono, aumenta il numero delle saracinesce abbassate, e con esse la sensazione dello svuotamento di quello che un tempo fu il cuore pulsante della città: è la fotografia di molti centri storici “minori”, cioè quelli che non appartengono alle grandi città d'arte ma che sono la gran parte del nostro territorio. Un patrimonio di storia, tradizioni, relazioni, esposto sempre di più ad una forma di logoramento.
La crisi, scoppiata nel 2008 come crisi immobiliare, ha acuito gli effetti di queste dinamiche dovute a più fattori: dalla diffusione dei grandi centri commerciali che sorgono lungo le nuove arterie di traffico, alla crisi dei settori tradizionali della nostra economia, sino al trasferimento dei servizi principali in zone esterne ai centri storici.
A tutto ciò si aggiungano le trasformazioni avvenute nei modi di vivere gli spazi da parte di vecchi e nuovi cittadini, e il quadro è completo. Quello che per secoli è stato il cuore della città, delle sue relazioni, delle sue attività (sopratutto commerciali e artigianali), oggi vive una crisi profonda che incide non solo sull'economia del territorio ma anche sulla qualità della vita e delle relazioni comunitarie, che sono da sempre un elemento che contraddistingue le città da altre forme di insediamento. Ci capita così di passeggiare per le vie desolate dei nostri centri storici e di perdere il conto dei cartelli con su scritto “Affittasi”, “Vendesi”, affissi sulle porte di case e fondi commerciali: un patrimonio immobiliare che rischia di deteriorarsi e di cadere nell'abbandono, con tutto quel che ne consegue anche in termini di percezione della qualità di vita.
E allora, come riempire questi spazi? È questa la sfida di “Pop Up - Riapriamo la città”, il progetto che da poco più di un anno ha già coinvolto sei comuni della Toscana in processi di riapertura degli spazi sfitti presenti nei nostri centri storici.
Come funziona: per prima cosa si mappano i fondi sfitti nel centro storico e si vanno a cercare i proprietari. A questi si offre un incentivo per dare in comodato d'uso gratuito all'amministrazione comunale i propri spazi per un mese. Subito dopo si lancia una “call for ideas”, un bando per raccogliere idee commerciali, artigianali, artistiche per animare i fondi vuoti. Chiunque può partecipare: non ci sono limiti di età, né di ragione sociale. Chi viene selezionato potrà occupare a titolo gratuito lo spazio per i primi tre giorni dell'evento ed esercitare la propria attività per tutto il mese successivo. Unica accortezza: specificare in che modo il progetto può arricchire la vita della città (offrendo laboratori, corsi, degustazioni, letture o spettacoli di strada), in altre parole si chiede a ciascuno di “dare qualcosa” per rivitalizzare la città.
La “prima” è andata in scena nel marzo 2014 a Castelfranco di Sotto, dove il progetto è nato e subito ha riscosso un successo di partecipazione ed attenzioni, anche da parte della Regione Toscana, che era presente all'inaugurazione tramite l'assessore Bugli. Anche tra i Comuni toscani il progetto riscuote attenzione, e così, pochi mesi dopo, la neonata associazione “Pop Up” partecipa ad un bando regionale sulla partecipazione. Con lei, cinque Comuni che hanno deciso di scommettere per primi su questa sperimentazione e due partner di primo piano: l'assessorato alla partecipazione e quello alla cultura, turismo e commercio della Regione Toscana. Grazie al contributo regionale ottenuto, “Pop Up” si è messa alla prova nei comuni di Empoli, Campi Bisenzio, Quarrata, Cascina e Monteverdi Marittimo. L'obiettivo finale non è soltanto quello di rianimare per tre giorni (o un mese) i centri storici, ma quello più ambizioso di tradurre quanto appreso nel corso di queste sperimentazioni in politiche regionali e linee di indirizzo. Il progetto, oltre a sperimentare relazioni diverse tra pubblica amministrazione, proprietari privati, commercianti e artigiani, stimola anche la sperimentazione di formule innovative di collaborazione tra attività diverse: nello stesso fondo possono essere collocati più “pop uppers” per valutare le potenzialità della condivisione degli spazi commerciali e, perché no, far nascere nuove idee e progettualità. “Pop Up Lab” ha come obiettivo quello di far emergere nuovi possibili scenari per il commercio nei centri urbani: se il commercio tradizionale arranca, per le ragioni ben note a tutti, non è detto che il destino del commercio e di nuove forme di artigianato nelle città sia segnato, e così quello degli spazi urbani che lo ospitano. Chi fa produzioni artigianali creative vendute soprattutto online può essere molto interessato a spazi temporanei che facciano da vetrina e promozione ai propri prodotti offline; chi pensa ad una attività stabile ma non riesce a sostenerne i costi potrebbe essere incentivato a riaprire se avesse la possibilità di condividere lo spazio con altri; chi ha già un'attività può essere stimolato e ispirato dalla creatività e dall'entusiasmo di chi ci prova per la prima volta e, perché no, trovare occasioni per contaminarsi reciprocamente ed aprirsi a nuove clientele.
Nel frattempo, a Empoli e Campi Bisenzio, dove il progetto è stato sperimentato a dicembre, si iniziano a raccogliere i primi frutti: a Empoli cinque negozi hanno deciso di rimanere (su 15 fondi riaperti da “Pop Up”) dopo il mese di prova, e lo stesso è accaduto a Campi Bisenzio con tre negozi (su 11 fondi riaperti).
Il seme è stato gettato, ora si tratta di tradurlo in strumenti e pratiche consolidate, per potenziarle e diffonderle su tutto il territorio regionale.
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