Trenta ore in barella poi chiama i carabinieri
La figlia di una donna di 83 anni si rivolge al “112” per ottenere un posto-letto :«Mia madre è rimasta al pronto soccorso un giorno e una notte prima del ricovero»
PONTEDERA. Trenta ore su una barella, parcheggiata al pronto soccorso dell'ospedale Lotti, in attesa di un letto in un reparto, dove avrebbe dovuto essere ricoverata.
La brutta avventura ha come protagonista una donna di 83 anni, portata dai familiari all'ospedale pontederese martedì scorso, il 12, intorno alle 11,40.
E che ha ottenuto un letto alle 17 del giorno dopo, il mercoledì pomeriggio, soltanto grazie all'intervento dei carabinieri, chiamati dalla figlia dopo l’ultimo diniego e l'ennesima discussione avuta con i medici di turno al pronto soccorso.
«Siamo arrivati all’ospedale Lotti - racconta Giuseppina Scarpino, figlia della donna che aveva bisogno di cure - nella mattinata di martedì. Mia madre non stava bene, l'abbiamo portata per sottoporla ad alcuni esami e capire come curarla. Mia madre è stata sottoposta a d alcuni esami clinici. Sono stati fatti degli accertamenti e, intorno alle 21 della sera ci è stato detto che l'avrebbero ricoverata per ulteriori approfondimenti clinici. Per tutto quel tempo è rimasta, nonostante l'età e le sue condizioni fisiche, su una barella».
E lì è stata anche tutta la notte: a metà della nottata la conferma che sarebbe servito il ricovero. Ma, dopo 24 ore del letto dove la dotta avrebbe dovuto essere sistemata, neppure l'ombra.
«Anzi, a un certo punto _ racconta ancora la figlia della paziente _ ci è stato detto che avremmo dovuto preoccuparci del cibo e dell'acqua, perché al pronto soccorso non è previsto nè il mangiare e neppure le bevande, per i pazienti. Sonouscita, sono andata a comprare qualcosa da mangiare per mia madre, gliel'ho portato. Ma proprio mentre l'accudivo, con il cambio del turno, i nuovi medici e infermieri entrati in servizio, ci hanno fatto uscire».
Intanto la donna, che da un giorno intero era costretta sulla barella, cominciava ad avere i primi problemi fisici: delle piaghe alla schiena, per colpa del sangue che iniziava a fare emorragia. E poi, non era stato possibile neppure portarla in bagno, per i suoi bisogni elementari.
«Tutto questo ha fatto montare la rabbia in me e in mio fratello _ racconta ancora la figlia _ abbiamo prima discusso con il medico che ci ha informati che non c'erano letti, che ci sono reparti chiusi, in ospedale, per risparmiare e che l'unica sistemazione che era riuscito a trovare era per un uomo, quindi mia madre avrebbe dovuto aspettare ancora. L'ho ritenuto impossibile. E a questo punto ho chiamato i carabinieri».
Che dopo un po' sono intervenuti all'ospedale.
«Hanno parlato loro con il medico che era di turno _ conclude la signora Giuseppina _ e subito dopo mi hanno informato che il letto per mia madre era stato trovato: è ricoverata in medicina 2. Ma è una situazione intollerabile: siamo riusciti a ottenere quello che riteniamo un diritto di tutti i malati, solo con l'intervento dei carabinieri».
La vicenda, sottolinea la figlia della paziente, non si conclude qui: spiegherà tutto al direttore dell'ospedale.
Ma, soprattutto, presenterà una formale denuncia alle forze dell’ordine, perché ritiene di essere stata maltrattata dai modi, maleducati, e per niente rispettosi nei riguardi della sua anziana madre, da una parte del personale con il quale si è rapportata per tutelare le ragioni di sua madre.
Emilio Chiorazzo
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