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Pontedera

«Chiudo l’azienda per la burocrazia»

«Chiudo l’azienda per la burocrazia»

Lo sfogo del titolare della Greentrade: a casa 12 dipendenti Attività bloccata perché il concime fu ritenuto “contaminato”

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PONTEDERA. «Se abbiamo chiuso la nostra azienda e messo a casa dodici persone dobbiamo ringraziare le amministrazioni locali e la burocrazia». Ora che il destino dell’azienda Greentrade è tracciato il suo amministratore, Leonardo Gioli, ha deciso di rivelare i retroscena che hanno portato alla chiusura dell’impianto che dava lavoro a dodici famiglie.

Gli ultimi otto dipendenti sono andati a casa alla fine della scorsa settimana. La fabbrica è deserta. Nel piazzale c’è posto per silenzio e desolazione.

 «Dopo un anno e ora che l’azienda è in fase di concordato e le attività sono completamente bloccate sento le necessità di rendere pubblico quello che ci è capito. In tutti questi mesi, a di là delle promesse degli enti locali, non c’è stata alcuna volontà da parte del Comune, della Provincia e di tutti gli enti coinvolti di risolvere il problema. E tutto è cominciato con un sequestro di materiali all’esterno dell’azienda che si è rivelato pretestuoso, come poi analisi e controanalisi hanno dimostrato».

I guai di Greentrade, che ha sede nel comune di Fauglia, ad Acciaolo, sono iniziati con le maleodoranze lamentate dai cittadini che hanno chiesto l’intervento dell’Asl e dell’Arpat.

 Il sindaco di Fauglia emise un’ordinanza di sospensione dell’attività e gli impianti per la produzione di terriccio furono automaticamente bloccati. Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali  fece sapere che l'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari  aveva sequestrato  circa 550 tonnellate di concime organico cascami di lana.

 Si parlò di materiali contaminati con rifiuti inquinanti e anche se l’azienda fin dall’inizio aveva smentito questa possibilità di fatto non è stato trovato un modo per risolvere il problema.  Il concime trovato all’esterno era composto solo per un 34% da fibre proteiche della lana e per il restante 64% da fibre estranee non proteiche.

La presenza di fibre diverse dalla lana venne ritenuta non conforme allo standard previsto e di conseguenza il Suap dell’Unione dei comuni della Valdera aveva chiesto al Comune di bloccare la lavorazione. Subito dopo la Provincia aveva spiegato che l’azienda è sprovvista di qualsiasi autorizzazione ambientale e che l’impianto di Accaiolo non poteva produrre compost.

«Le successive analisi - dice Gioli - hanno confermato che i materiali sequestrati non sono da considerare pericolosi dal punto di vista ambientale e così sono stati dissequestrati. Nel frattempo però Suap, Arpat, Comune di Fauglia, Repressione frodi e quanti sono venuti nell’impianto non hanno trovato un accordo per farci riprendere  a lavorare. Siamo stati strangolati dalla burocrazia anche se non siamo un impianto di compostaggio, produciamo terriccio organico. Eppure nessuno ha voluto sentire le nostre ragioni anche se tutti sapevano che c’erano in ballo molti posti di lavoro».  

Sabrina Chiellini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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