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IL COMMENTO / E se fosse stato un tubo rotto di casa loro?
È una “falla” che fa gridare allo scandalo. L’acqua che scorre giorno e notte, da mesi, nell’impianto del Bercino è più che uno spreco. È un’immagine che stride, se pensiamo alle buone pratiche che i nostri amministratori e i dirigenti dell’azienda del servizio idrico, ci raccontano di tanto in tanto: progetti di aiuto economico ai paesi poveri, per portare acqua nei villaggi; fontanelli pubblici nati come funghi, per ridurre il consumo di vetro e plastica delle bottiglie. Cose lodevoli. Già. Ma è il classico atteggiamento del “predicare bene e razzolare male”.
La perdita di acqua nell’impianto alle porte di Pontedera c’è dal 2013. Ha avuto il tempo di ingigantirsi. E da due mesi va veloce, al ritmo di un litro di acqua ogni cinque secondi. Bastano un paio di moltiplicazioni per capire che sono stati gettati soldi pubblici (che poi, inevitabilmente finiscono nelle bollette dei cittadini). Pochi o molti che siano, è sempre uno spreco. Doppio. Perché da anni sentiamo dire che l’acqua non è una fonte inesauribile. Ma forse, a questo punto, è la pazienza dei cittadini ad essere... esaurita.
Possibile che chi avrebbe dovuto decidere di riparare quella “falla” non si sia mosso per mesi? Che abbia dovuto attendere addirittura le proteste della gente per anticipare i lavori e porre fine allo spreco? Piacerebbe sapere come si comportano questi manager e dirigenti della “cosa pubblica” nelle loro case. Difficile da credere che, davanti alla perdita di un tubo del bagno di casa, chi doveva decidere sulle riparazioni dell’impianto del Bercino, abbia detto a sua moglie che gli faceva notare l’acqua fuoriuscita copiosa: cara, stai tranquilla, d’altronde è una perdita “non esageratamente rilevante”.
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