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Pontedera

 

Il presidente della Comunità senegalese replica ai manifestanti di piazza della Solidarietà

 Il presidente della Comunità senegalese replica ai manifestanti di piazza della Solidarietà

Mamadou Diop: «Sono abusivi per necessità, è gente cche  Hanno perso il lavoro regolare»

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PONTEDERA. «Non siamo scappati. La nostra scelta è stata dettata dal fatto che non volevamo rispondere a una provocazione politica. Perché di questo si è trattato».

A parlare è Mamadou Diop, presidente della comunità senegelase di Pontedera, che torna sulla manifestazione di venerdì e sabato scorso avvenuta in piazza della Solidarietà e indetta dall’ex consigliere comunale di Santa Maria a Monte Alessandro Tantussi contri i venditori abusivi che chiedono spiccioli nel parcheggio agli automobilisti. Nei due giorni di protesta alcune decine di manifestanti hanno provato a vendere fazzoletti e accendini ai passanti imitando gli extracomunitari. L’iniziativa – a detta degli organizzatori – era stata organizzata per opporsi alla presenza dei venditori ambulanti abusivi. «Ho parlato con loro – prosegue Diop – e nessuno ha scelto di vendere oggetti nel parcheggio. Sono tutti ex operai delle ditte della zona che, a causa della crisi economica, sono rimasti senza lavoro. Cercano soltanto di racimolare qualche soldo per comprarsi da mangiare». Successivamente Diop puntualizza: «Nessuno dei venditori in piazza della Solidarietà è clandestino, come ho erroneamente sentito dichiarare in questi giorni. Tutti hanno il permesso di soggiorno o addirittura la carta di soggiorno; molti di loro sono in Italia da anni». Il presidente della comunità senegalese nei giorni precedenti alla manifestazione ha contattato i connazionali che di solito vendono abusivamente sulla piazza, invitandoli a non presentarsi nei giorni della protesta. «Ho fatto di tutto affinché non avvenissero scontri o non si verificassero episodi spiacevoli. Sono contento che abbiano recepito il mio messaggio e siano rimasti a casa. La comunità senegalese non vuole assolutamente mettersi in conflitto con la gente di Pontedera».(t.s.)

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