Il Tirreno

Pontedera

Uno scandalo a cielo aperto ex scarnatrice in abbandono

di Andreas Quirici
Uno scandalo a cielo aperto ex scarnatrice in abbandono

Si trova in via Salvemini a Ponte a Egola tra case, orti, giardini e altre aziende Nelle vasche di raccolta ci sono ancora i brandelli delle carcasse lavorate

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PONTE A EGOLA. Quando si percorre via Gramsci, una delle strade principali di Ponte a Egola, è difficile girare in via Salvemini, dove l'asfalto a un certo punto finisce e comincia lo sterrato per poi concludersi con un restringimento anomalo, fatto da un ingresso in una ditta. Questa è una sorta di terra di nessuno, che la polizia municipale sta cercando di capire se si tratta di un terreno pubblico o privato, richiamata da alcuni residenti per un clamoroso caso di incuria e degrado: una scarnatrice chiusa a dicembre e abbandonata, con una vasca di raccolta degli scarti di lavorazione da cui emergono liquami rossastri e brandelli di materiale che fanno rivoltare lo stomaco. Tra poco arriverà l'ordinanza del Comune di San Miniato per ripristinarne il decoro. Ma per mesi, anzi, per anni la situazione è stata insostenibile per gli abitanti di questa strada.

Lavorazione “scomoda”. Già, perché il paradosso è che, da quando l'azienda è fallita e ha chiuso i battenti, i cattivi odori sono diminuiti. Fino allo scorso dicembre, in questo capannone a un piano chiuso tra la strada, un'altra ditta del settore conciario, un orto e una villetta con giardino, si separava la carne dalle pelli di animali che poi venivano mandate alle conceria per la trasformazione in pellami. E che, a loro volta, finivano nelle boutique di tutto il mondo sotto forma di borse di Gucci o scarpe di Ferragamo. Una lavorazione necessaria per l'industria della pelle, ma sicuramente “scomoda”, specie se fatta vicino alle case. In via Salvemini ci sono quattro palazzine, in cui abitano non più di dieci famiglie. Dall'altra parte della strada ci sono un altro capannone dismesso e poi una conceria in piena attività.

Fabbriche fantasma. Il tutto a ridosso del centro abitato di un paese dove, tanti anni fa, le ditte “sotto casa” spuntavano come funghi. Molte di queste si sono trasferite nelle aree industriali create dall'amministrazione comunale. Ma tante sono ancora al loro posto e continuano a lavorare come sempre. Oppure, dopo le chiusure, sono diventati corpi edili fatiscenti. O, come per la scarnatrice di via Salvemini, sono stati abbandonati. E, in questo caso, non è solo la vasca della vergogna a rendere la situazione al limite dell'assurdo. Facendo un giro attorno alla struttura si trovano pezzi di eternit appoggiati a una rete di recinzione e tombini scoperti in cui si vede una melma scura che fa davvero ribrezzo. E non esistono cancelli o barriere. Tutto è alla portata di chiunque. Anche dei bambini. Osservando bene si nota che un primo intervento di pulizia è stato fatto. In alcuni punti, specie quelli a ridosso della strada, l'erba è stata tagliata. Ma sul retro la vegetazione ha preso il sopravvento, nascondendo materiali di ogni tipo che fanno capolino in maniera inequivocabile. È chiaro che serva una ripulita in tempi brevi.

I topi e l’ordinanza. «Da anni combattiamo con i cattivi odori e il degrado e non ne possiamo davvero più – spiega Antonella Mannucci che abita in questa strada e che la sera deve stare attenta a dove mette i piedi in giardino per non inciampare nei topi che scorrazzano –. Ora che questa ditta ha chiuso e che non si vedono interventi per ripulirla ci sentiamo davvero lasciati soli a noi stessi. E se nessuno risolve la situazione chissà cosa succederà quando arriverà la bella stagione col caldo e le alte temperature. Siamo destinati a una situazione insostenibile». L'assessore all'ambiente del Comune di San Miniato, Manola Guazzini, assicura che «la polizia municipale ha effettuato il sopralluogo e che è pronta l'ordinanza affinché i proprietari, che abitano a Santa Croce sull'Arno, e l'affittuario, che vive a Livorno, intervengano per ripulire ed eliminare i problemi di degrado». Parole rassicuranti che daranno una risposta ai cittadini che hanno sollevato questo caso. Ma anche un fatto non isolato, in un contesto urbano cresciuto in passato senza troppi controlli e che solo da pochi anni ha subìto un freno da parte delle pubbliche amministrazioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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