La Pasqua sulle barricate dei lavoratori del Mercatone Uno
Il grande magazzino di Navacchio sta per chiudere, ma loro lo sorvegliano a vista. "Restiamo qui per impedire che la proprietà porti via la merce e ci licenzi. E pensare che una volta ci facevano anche il regalo di compleanno". A Lucca in 80 col fiato sospeso
NAVACCHIO. Le maglie delle divise gialle e blu sono appese da tre settimane. Sembrano stese al sole, ma piove in questo sabato di Pasqua e sono tutte zuppe. È come se la massaia si fosse dimenticata il bucato ad asciugare mente scoppia il temporale, perché ha cose più importanti a cui pensare. Un parallelo con le dipendenti di Mercatone Uno le quali, anziché con mariti, figli e parenti, trascorreranno la Pasqua con le colleghe, l’altra loro famiglia, davanti al "loro" negozio. Quello in cui lavorano da oltre 15 anni e che rischia la chiusura dopo la richiesta di concordato preventivo presentata dall’azienda.
È questa la battaglia che combattono da sotto un capanno di fortuna per ripararsi dalla pioggia, con qualche sedia e un paio di tavoli, dove l’unico indizio dei giorni di festa è una colomba pasquale con lo zucchero e le mandorle. Loro sono in sciopero, il presidio va avanti da metà marzo.
Ingressi sbarrati. Chi passa dalla zona commerciale di Navacchio, proprio accanto alla Fi-Pi-Li, non può evitare di notare la presenza delle lavoratrici e dei lavoratori in strada. Anche solo per i tantissimi striscioni di protesta messi in mostra per chiedere attenzione ai loro diritti. Da qui sono passati il sindaco di Cascina, Alessio Antonelli, il segretario provinciale del Pd, Francesco Nocchi e la deputata Maria Chiara Carrozza, anche lei del Partito democratico. A pochi metri c’è l’Ipercoop, i vari Decathlon, Maisons du Monde e a fianco Desio e Robè, altro grande magazzino chiuso dopo una storia gloriosa. Il presidio al Mercatone Uno proseguirà oggi, domani e anche dopo. C’è da impedire che da Imola, dove ha la sede la catena di grandi magazzini, arrivino camion a svuotare il punto vendita. A Lucca è già successo, ma i dipendenti hanno respinto la minaccia.
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Bei tempi andati. Portare via la merce porrebbe la parola fine a una storia cominciata nel 2001, quando è stato inaugurato il negozio di Navacchio. «Bei tempi quelli - racconta Silvia Iacoponi, 43 anni, mentre con un foglio segna i nomi per i turni della prossima settimana - Eravamo davvero una bella famiglia. L’unico proprietario di allora, Romano Cerri, mandava regali ai dipendenti per i loro compleanni. Dopo 10 anni di servizio ti consegnava targhe d’argento e dopo 20 arrivava la medaglia d’oro. Era gratificante e appagante lavorare per Mercatone Uno». Poi sono entrati nuovi soci, i generosi pacchi natalizi si sono trasformati in semplici panettoni e i rapporti tra dipendenti e azienda si sono irrigiditi. «Nel 2011 è arrivato il contratto di solidarietà - sottolinea Caterina Ballanti, della Cgil - e una serie di passaggi che ci hanno portati a una prospettiva buia».
Un futuro d’incertezza. «Ci stanno togliendo la dignità - spiega Ilaria Bertini - perché il problema maggiore riguarda il futuro. L’azienda non si pronuncia. Ha saltato anche il confronto al ministero del primo aprile, lasciandoci qui senza nessuna certezza». Intanto restano aggrappate all’unica cosa concreta: la merce del negozio. «Finché restiamo qui non la porteranno via - aggiunge Elisabetta Maioli - È per questo che rimarremo a guardia del magazzino anche nei giorni di Pasqua. È un sacrificio per noi e le nostre famiglie, ma non abbiamo altra scelta».
Anche a #Pasqua lo #sciopero e il presidio al #MercatoneUno Navacchio #Pisa continuano! @cgilnazionale @cgiltoscana pic.twitter.com/n3TrW7MPFs
— Matteo Taccola (@MatteoTaccola80) April 5, 2015
Il negozio va bene. Il punto vendita di Navacchio è sempre andato bene. «L’anno scorso abbiamo preso il premio per aver raggiunto gli obiettivi che l’azienda ci aveva chiesto», ribatte la collega Silvia Magnani. Un po’ com’è successo ai lavoratori di Mercatone Uno della vicina Capannoli, mandati a casa un anno fa dopo aver riscosso il premio del 2013. Il classico caso da economia 2.0 in cui i lavoratori e le loro famiglie restano stritolati, malgrado svolgano al meglio il loro lavoro. E che diventa sempre più paradossale seguendo tra i dipendenti di Mercatone Uno la discussione attorno all’apertura che vuol fare Coop il 25 aprile. «Noi abbiamo sempre lavorato nei giorni festivi - dice Francesco Mion - e guardate dove siamo arrivati. Abbiamo sempre detto sì a tutto. Ma evidentemente non è servito».
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E a Lucca in 80 col fiato sospeso. Sono 36 i dipendenti del punto vendita di Mercatone Uno a Navacchio che rischiano il posto: 32 assunti direttamente e 4 associati in partecipazione. A Lucca sono addirittura 80 i lavoratori col fiato sospeso. In Toscana, l’azienda conta 200 dipendenti, ma solo quelli di Navacchio e Lucca (a differenza di quelli di Collevaldelsa e Altopascio) sono in bilico. In questi negozi era stata decisa l’operazione "svuota tutto", con sconti anche del 70 per cento, ma i lavoratori in sciopero e presidio per ora hanno evitato la chiusura delle attività. La situazione attuale è figlia della richiesta di concordato preventivo presentata al tribunale di Bologna il 19 gennaio
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