«Alla Piaggio per quattro mesi poi a carico dei miei genitori»
PONTEDERA. «Senza i miei genitori non avrei saputo come tirare avanti negli ultimi anni. Non so come potrò ripagarli». Francesco Coronella è un trentaduenne cecinese che dal 2007 lavora con tratti a...
PONTEDERA. «Senza i miei genitori non avrei saputo come tirare avanti negli ultimi anni. Non so come potrò ripagarli». Francesco Coronella è un trentaduenne cecinese che dal 2007 lavora con tratti a termine alla Piaggio di Pontedera. E’ uno dei 250 cosiddetti stagionali che, in realtà, vengono chiamati sempre meno dalla fabbrica della Vespa. E che con la nuova normativa sugli ammortizzatori sociali rischia davvero di ricevere solo spiccioli di disoccupazione. «Nel 2014 ho lavorato in Piaggio dal mese di maggio ai primi giorni di settembre – racconta – e di disoccupazione ho ricevuto 614 euro pagati in due rate». Difficile tirare avanti con queste cifre se non ci sono i genitori e se non si ricacciano in gola le urla di protesta verso un sistema che sembra tutelare sempre chi di paracaduti ne ha già in abbondanza. «Nei primi tre anni ho preso la disoccupazione piena – riprende il giovane – avendo lavorato in Piaggio sette mesi all’anno. Poi il lavoro è via via calato, arrivando anche a soli tre mesi. Nel 2013 non ci hanno neppure chiamato e, per fortuna, sono riuscito a trovare un posto dietro il bancone del bar di un campeggio nella zona dove abito. Ogni volta che concludevo un contratto facevo la richiesta di disoccupazione, sapendo che se non prendevo l’Asp, la disoccupazione piena, mi assegnavano la mini Asp, quella dei requisiti minimi». Ma con la legge nuova Francesco non sa cosa succederà al suo assegno di disoccupazione. «Non conosco i dettagli – dice ancora – e dovrà necessariamente andare a informarmi al patronato. Da quello che sento non ci dovrebbero essere notizie positive e questo è ancora più frustrante, perché già la situazione di chi è precario è molto difficile. Al di là dell’aspetto materiale, il muro che ci troviamo di fronte è fatto di tanta indifferenza generale. Non siamo tutelati e a ogni nuova legge la situazione peggiora». (a.q.)
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