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Pacini battaglia torna alla ribalta

«Ma quali intercettazioni... Solo una telefonata di auguri»

«Ma quali intercettazioni... Solo una telefonata di auguri»

BIENTINA. «Non scherziamo con la storia delle intercettazioni telefoniche... Al massimo potrà essere stata intercettata una mia telefonata di auguri». Pierfrancesco Pacini Battaglia sorride, come è...

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BIENTINA. «Non scherziamo con la storia delle intercettazioni telefoniche... Al massimo potrà essere stata intercettata una mia telefonata di auguri». Pierfrancesco Pacini Battaglia sorride, come è nel suo stile di uomo sempre pronto alla battuta, dopo aver letto che su alcuni quotidiani compare il suo nome accostato all’inchiesta sul super manager Ercole Incalza e su Stefano Perotti, l'ingegnere dai 19 incarichi, considerato “il braccio esecutivo” di Incalza. Già nel 1998 Incalza era finito ai domiciliari insieme all'ex presidente di Italferr Maraini. E dopo la bufera di Tangentopoli, che aveva avuto come protagonisti Necci e Pacini Battaglia a metà degli anni Novanta, Incalza era tornato alla ribalta nello stesso ministero. Vecchie amicizie, vecchie storie che talvolta ritornano. E anche vecchi legami, come quello con i Perotti, padre e figlio. «Accostare il mio nome alle intercettazioni dell’inchiesta sui grandi appalti mi pare un po’ azzardato – continua Pacini Battaglia –. Non nego di aver fatto una telefonata a Perotti, alcune settimane fa, ma solo per fargli gli auguri...», spiega Pacini Battaglia che, come succede ormai da molti anni, alterna soggiorni a Bientina, sua città d’origine, a quelli a Roma.

«Mi ha già telefonato anche mio fratello per questa storia, sinceramente ne resto sorpreso», aggiunge Pacini Battaglia, dall’alto dei suoi oltre 80 anni, ricordando che ormai da tempo, lasciati alle spalle i guai di Tangentopoli, si dedica soprattutto alla vita privata. È ormai archiviata la condanna a sei anni di reclusione per appropriazione indebita nell'inchiesta sui fondi neri dell'Eni. Lui che i giudici di Mani Pulite non esitarono a definire «un gradino sotto Gesù Cristo, un gradino sotto Dio», con riferimento al suo ruolo di potente banchiere con interessi tra l’Italia e la Svizzera, oggi si considera lontano da certi affari. Le inchieste con conseguenze anche dolorose del passato Pacini le considera definitivamente archiviate. «Non potrà esserci niente di interessante nelle intercettazioni di cui oggi (ieri per chi legge, ndr) parlano alcuni giornali, ne sono certo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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