Il Tirreno

Pontedera

Dopo “lo strappo” di Montecatini l’Unione inizia a scricchiolare

di Rino Bucci
Da sinistra i sindaci Sandro Cerri, Carlo Giannoni e Loris Martignoni
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Da sinistra i sindaci Sandro Cerri, Carlo Giannoni e Loris Martignoni

Duro attacco al sindaco Cerri. Giannoni: «A questo punto per me può rimanere a casa sua. Così non va». La scelta di riprendere la gestione delle scuole apre nuovi scenari. Prima serve un passaggio in consiglio

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MONTECATINI VALDICECINA. Le reazioni non si sono fatte attendere e, per un certo verso, hanno il sapore di un aut-aut, di un «o dentro o fuori» che apre scenari inediti ma spesso ipotizzati, a volte sognati, in Alta Val di Cecina.

Al centro della questione c’è il voto del consiglio comunale di Montecatini che il 6 marzo scorso con un’alzata di mano ha dato un taglio alla funzione associata dell’istruzione all’interno dell’Unione Montana Alta Val di Cecina, di fatto, revocando una sua precedente deliberazione (del dicembre 2011). Un scelta, definita dal sindaco Sandro Cerri «non facile» ma comunque necessaria perché quella soluzione non portava «né risparmi né efficienza». Da qui, la decisione di recedete il cordone ombelicale - almeno in tema d’istruzione - che lega Montecatini all’Unione. Usiamo il presente perché il divorzio sarà effettivo solo dopo - per statuto - un passaggio in seno al consiglio dell’Unione e un altro davanti al consiglio comunale.

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Le reazioni. Il presidente dell’Unione Montana, il sindaco di Monteverdi Carlo Giannoni, non ci gira troppo intorno e critica duramente la decisione di Montecatini. «Sono rimasto sconcertato - commenta - non tanto dalla decisione quanto dalle parole di Cerri. L’Unione è una realtà che funziona e lo ha dimostrato in vari settori, come l’agricoltura o la protezione civile, definirla “macchinosa” è davvero ingiusto. Gli enti di secondo livello vanno vissuti con convinzione e non sentiti come un peso. Alle riunioni non ci si può presentare con l’occhio fisso all’orologio per andar via prima . Dico di più: troppo comodo restare nell’Unione solo per trarne vantaggi e defilarsi quando ci sono dei problemi. Per quanto mi riguarda Cerri può rimanere a casa sua e mi chiedo dove sia stato in questi anni e cosa abbia fatto per l’Unione. Lo ripeto in questa struttura ci dobbiamo credere. Personalmente ritengo che abbia un futuro». Resta da capire, se con questo strappo, Montecatini resterà dentro l’Unione, come ha spiegato Cerri due giorni fa, con Pomarance e Monteverdi.

«La volontà di collaborare c’è - dice il sindaco di Pomarance Loris Martignoni - in questa fase però dobbiamo rivedere anche delle situazioni interne alla stessa Unione e valutare il da farsi».

Scenari. Gli scenari sono estremamente incerti e potrebbero riservare nuovi assetti. Da una parte perché il governo Renzi col Milleproroghe ha posticipato al 31 dicembre 2015 i termini per l’obbligo delle funzione associate e poi perché la Regione ha recentemente riunito l’intera Alta Val di Cecia in un solo ambito (prima erano due) ampliando la possibilità di associarsi o di andare in convenzione tra i vari Comuni. Una decisione salutata con favore anche dal sindaco Volterra che, sulla questione è sempre stato chiaro preferendo la strada della convenzione (si vedano quelle con Castelnuovo e Pomarance per il Suap ad esempio) a quella dell’Unione «una sovrastruttura che non porta benefici economici».

I Comuni geotermici. Il sogno nel cassetto, di cui anche l’assessore regionale Vittorio Bugli è a conoscenza si chiama Unione dei Comuni geotermici. Un patto siglato all’ombra delle centrali che trasformano il vapore in energia da allargare alle amministrazioni confinanti del Senese e del Grossetano che in questi mesi hanno portato avanti insieme la battaglia sulla media entalpia in Regione. Un matrimonio che però dovrebbe superare prima i confini geografici in materia di sanità (Asl differenti), scuola (distretti differenti) e territorio (Province differenti).

«La nascita un unico soggetto geotermico potrebbe davvero essere una soluzione per omogeneizzare un territorio senza dimenticarci di guardare a realtà vicine come Volterra o Massa Marittima», dice Martignoni.

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