Il presidio
Estorsioni per finanziare il Pkk: assolti due curdi
La vicenda risale al 2005: vennero denunciati da alcuni connazionali I fatti in Valdera, i due erano imputati anche per lesioni, ma il reato è prescritto
PONTEDERA. Estorsioni e botte per finanziare il Pkk: due esponenti della comunità curda, che erano finiti sotto processo dopo la denuncia di connazionali sono stati assolti dal reato di estorsione per non aver commesso il fatto e per le lesioni il reato è risultato prescritto. È giunto a conclusione il percorso giudiziario di una vicenda i cui fatti risalgono al 2005 ed hanno come teatro proprio Pontedera e il territorio della Valdera.
I fatti. Un'estorsione ai danni di connazionali per raccogliere fondi da destinare al Pkk, il partito dei lavoratori del Kurdistan. È un filo rosso che lega la provincia pisana, con epicentro in Valdera, al movimento che da anni lotta, anche con la guerriglia, per i diritti della minoranza curda in Turchia, quello che fino a ieri è andato in scena davanti al collegio della sezione penale del Tribunale (presidente Salutini, a latere Degl'Innocenti e D'Auria).
Gli imputati. Sul banco degli imputati siedono Zeki Bingol, 34 anni, di Pontedera e Karabey Erdal, 37 anni, di Ponsacco, accusati di estorsione aggravata e lesioni in concorso. Il primo è stato il portavoce dell'associazione Kurdistan della Valdera. Il secondo è stato presidente dell'associazione Kurdistan. Entrambi sono titolari di avviate attività commerciali nell'ambito alimentare. Oltre a gestire negozi in proprio garantiscono anche forniture in tutta Italia.
Le accuse. Il processo riguarda fatti avvenuti nel 2005. Per l'accusa, sostenuta in aula dal pm, Antonio Giaconi, i due imputati, in concorso con altri rimasti ignoti, avrebbero promosso una raccolta di fondi nella numerosa comunità curda, che dalla Valdera si estende anche in parte nel Pisano, con metodi poco concilianti. Anzi, stando alle indagini dei carabinieri in un'occasione avrebbero preteso la consegna di soldi da impiegare a sostegno della causa del Pkk picchiando due connazionali, uno dei quali titolare di un kebab a Pontedera. Di qui sarebbe partita l'inchiesta poi confluita, come filone laterale, nel maxi-blitz del febbraio 2010 durante il quale la polizia, tra Digos e Ucigos, sequestrò un agriturismo sulle colline di Santo Pietro Belvedere (Capannoli).
L'obiettivo era quello di bloccare un presunto corso di formazione alla guerriglia con circa 70 partecipanti di etnia curda. Persone, stando agli inquirenti, da addestrare per un possibile inserimento nei ranghi del Pkk, un'organizzazione che la Turchia ha bollato come terroristica.Testimoni spariti. Le due parti offese, che non si sono costituite come parti civili, si erano rese irreperibili.
La difesa. I due imputati, esponenti di spicco della comunità curda da anni in lotta per la propria autonomia, sono difesi dagli avvocati Brunella Crecchi, Massimo Parenti e Gabriele Dell'Unto. La tesi della difesa esclude nel modo più assoluto la responsabilità di Bingol e Karabey negli episodi contestati dalla Procura.
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