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Santa Croce, Centri d’ascolto, cresce la domanda di aiuto

Giacomo Pelfer
Don Romano Maltinti
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Don Romano Maltinti

Numeri in continuo aumento per le strutture gestite dalla Caritas diocesana. Ormai la percentuale delle famiglie italiane in difficoltà è pari a quelle straniere

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SANTA CROCE. Continua a crescere la domanda d’aiuto nei centri di ascolto della Caritas diocesana. Numeri in aumento, a dimostrazione di una dramma sociale diffuso che non fa più differenze. Lo dimostra la percentuale di famiglie italiane che si sono rivolte ai centri Caritas nell’ultimo anno: percentuale che ha eguagliato quella delle famiglie di origine straniera, stravolgendo di fatto una tendenza consolidata.

A dirlo è don Romano Maltinti, parroco di Santa Croce, responsabile Caritas della diocesi di San Miniato, che pur in assenza, al momento, di numeri definitivi, traccia comunque un quadro dai contorni abbastanza netti. Il tutto attraverso le tante storie di difficoltà raccolte dai centri di ascolto sparsi per l’intero territorio diocesano: 18 “sportelli”, di cui 9 nel solo Valdarno, da San Miniato a Santa Maria a Monte passando per Fucecchio, San Miniato Basso, Santa Croce, Staffoli, Castelfranco, San Romano e Capanne.

«Un’attività di accoglienza - la definisce don Romano - che parte prima di tutto proprio dall’ascolto. Perché dietro una difficoltà economica spesso c’è anche un dramma familiare fatto quasi sempre di contrasti con i figli o con il coniuge. Per questo cerchiamo soprattutto di dialogare con chi ci chiede aiuto, per conoscersi e creare un rapporto di fiducia». Quasi sempre, però, il primo approccio di chi si presenta la prima volta è quello di chiedere un sostegno pratico, immediato. E le richieste sono più o meno sempre le stesse: «Di solito si chiede un aiuto per fare la spesa o per pagare le bollette – spiega don Romano - oppure per saldare l’affitto arretrato o le rate del mutuo».

Ma c’è anche chi si presenta per avere una mano a trovare un lavoro. «Una volta - ricorda don Romano - pur non rientrando tra le nostre attività ufficiali, cercavamo comunque di accompagnare queste persone nella ricerca di un’attività, ma oggi è molto più difficile. Di solito forniamo piuttosto un primo aiuto immediato per l’acquisto di generi alimentari, abbigliamento o per pagare qualche bolletta. Il tutto con il contributo dei servizi sociali dei Comuni e della Società della Salute. Dopodiché cerchiamo di andare più a fondo per capire l’origine dei problemi e indirizzare queste persone nei vari servizi esistenti sul territorio».

Rispetto a qualche anno fa, quando erano gli stranieri a rappresentare il grosso del lavoro per i centri Caritas, adesso «la metà delle richieste - dice don Romano - arriva da famiglie italiane. La carenza di lavoro, invece, ha spinto alcuni stranieri a rientrare nei rispettivi paesi, fatta eccezione per quelle famiglie che hanno cresciuto i figli da noi». La fascia d’età, invece, è per tutti quella compresa fra i 40 e i 60 anni: «Persone che di solito hanno perso il lavoro e che a quell’età non sanno più cosa inventarsi».

 

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