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Due nuovi eventi per rilanciare la mostra sul Rosso
Arthemisia mette sul piatto altri 100mila euro. Siena: «Presenze incoraggianti. La Volterra Card? Il biglietto non si tocca»
VOLTERRA. Siamo al giro di boa. Sono passati nove mesi dal taglio del nastro della mostra sul Rosso Fiorentino. Un allestimento ambizioso per Volterra se non altro perché catalizza su di sé tutte le strutture museali dalla Pinacoteca a palazzo dei Priori fino al Battistero. Un evento annunciato a maggio e che unisce il sacro al profano in un solo biglietto da 14 euro. Nove mesi che per i detrattori hanno portato più a un doloroso aborto finanziario che a un parto felice ma che l’amministrazione ha difeso a spada tratta (perdendo per strada due consiglieri di maggioranza) e con convinzione. A novembre palazzo dei Priori avrebbe dovuto ridiscutere il contratto ma l’offerta (ad oggi) non è cambiata di una virgola.
I nove mesi ci sono stati diversi inconvenienti: una pala di Luca Signorelli danneggiata, un quadro di Gino De Dominicis sequestrato per una bega tra privati e vari assestamenti di bilancio deliberati dal Comune per mancati introiti al sistema museale. L’altro lato della medaglia ci dice, però, che la mostra ha portato un’offerta e un allestimento (a costo zero) per l’amministrazione fino all’ultimo giorno del 2015 e che i numeri non sono poi così negativi. Almeno per il produttore della mostra, Arthemisia Group presieduta dalla dottoressa Iole Siena.
Dottoressa come sta andando la mostra sul Rosso?
«L’andamento per noi è positivo. Da maggio a gennaio abbiamo riscontrato un +4/5 per cento dei visitatori a Volterra rispetto agli anni passati. Consideriamo che fino all’anno prima, al maggio 2013, il trend era del -20 per cento. Quindi non solo abbiamo recuperato il 20 per cento dei visitatori mancanti ma c’è stato anche un ulteriore miglioramento».
Prevedete altri eventi durante l’anno legati alla mostra?
«Prima di Pasqua apriremo altre due mostre collegate al progetto sul Rosso Fiorentino. I nomi degli eventi saranno svelati a breve».
Prevedete un ulteriore investimento per Volterra?
«Proprio queste due mostre faremo un investimento di circa 100mila euro che si aggiungono ai 770mila euro che sono serviti per allestire il Rosso Fiorentino fino al 31 dicembre 2015».
Queste due mostre occuperanno l’intero sistema museale?
«Saranno entrambe allestite solo alla Pinacoteca. Rispetto ad altri piccoli eventi previsti e che avrebbero avuto scarso appeal sul pubblico abbiamo preferito optare su un cambio di rotta con un ulteriore investimento. L’ingresso sarà sempre compreso nella Volterra Card».
La Volterra Card è stata al centro di molte polemiche. L’amministrazione vi ha chiesto lo scorporo del biglietto del Guarnacci dal ticket. Cosa fare?
«Sì, la richiesta c’è stata e francamente non ci ha convinti. Un cambio in corsa sarebbe scorretto nei confronti dei visitatori. Chi ieri ha pagato 14 euro come si sentirebbe oggi se il prezzo venisse abbassato? Non facciamo mai variazioni in corso d’opera. Detto ciò siamo stati disponibili a rivedere qualche dettaglio qualora ce ne fossero i presupposti».
Gli incassi come vanno?
«Al 31 dicembre scorso l’incasso complessivo è stato di circa 500mila euro di cui 200mila euro sono andati al Comune e 300mila euro ad Arthemisia».
Facciamo un pronostico: andrete in pari con l’investimento?
«Dal mio punto di vista siamo lontani dal raggiungimento dell’obiettivo che ci eravamo prefissati e dalla copertura dei costi. Di qui la nostra cautela nel cambiare le condizioni economiche».
Quale era l’obiettivo economico di Arthemisia?
«Su Volterra abbiamo ragionato in termini di investimento sul lungo termine e non di business, di profitto. È un progetto, passatemi il termine, su cui mi augurerei di portare a casa la pelle. Almeno di recuperare i soldi».
La promozione ha funzionato?
«La comunicazione dal mio punto di vista è stata buona. Nei mesi abbiamo aggiustato il tiro a seconda dei numeri che arrivavano dalle presenze. Per dirne una, abbiamo aperto nei nostri uffici un call center che si occupa di contattare gruppi e scuole per offrire la mostra a Volterra e, di riflesso, il risultato. C’è un grande lavoro dietro le quinte che non si vede».
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