Il presidio
Presunto stupro con il Ghb, i giudici decidono sulla scarcerazione
Nuova richiesta di arresti domiciliari da parte dei legali dei due ventenni in cella dallo scorso agosto
PONTEDERA. Presunto stupro mediante somministrazione di Ghb. I giudici del Tribunale del Riesame si dovranno pronunciare in queste ore sull’appello contro l’ordinanza del Gip del tribunale di Pisa, Giulio Cesare Cipolletta, che aveva negato, nonostante il parere positivo del pubblico ministero, Aldo Mantovani, l’attenuazione della misura cautelare in carcere disposta ormai sei mesi fa. L’appello, discusso in una lunga udienza ieri mattina, era stato presentato nelle scorse settimane dai quattro difensori di Edoardo Nieri e Mattia Rizza, ventenni di Pontedera, indagati prima in stato di libertà e poi finiti in carcere in seguito alle accuse di una loro conoscente, anche lei di Pontedera, testimone della presunta violenza sessuale ai danni di una coetanea avvenuta all’inizio di luglio nella villa del nonno di uno degli imputati. Si parla di ragazzi incensurati, ora accusati - il processo avrà inizio il 9 marzo - del reato di stupro di gruppo aggravato dalla cessione di sostanze stupefacenti, nel caso specifico il Ghb, che, a distanza di giorni dalla presunta violenza sessuale, è stato trovato, in tracce modeste come poi è emerso nelle indagini, nelle bottiglie di Schweppes e vodka consumate durante la serata in piscina. Questa ebbe per protagonisti quattro ventenni, i due ragazzi in carcere, la presunta vittima della violenza e l’amica di quest’ultima. Il giorno successivo era stata proprio la testimone a ricordare all’amica che aveva avuto rapporti sessuali con entrambi i ragazzi. «Non ricordo nulla», era stata la prima reazione della ventenne, poi accompagnata all’ospedale dove erano affiorati i primi sospetti, visto il protrarsi delle sue amnesie, su un possibile uso di sostanze stupefacenti.
A distanza di mesi da quella notte, ad indagini concluse e dopo che il Gip ha negato i domiciliari ai ragazzi, i loro difensori sono tornati a chiedere una misura meno severa di quella disposta finora dal tribunale di Pisa. E lo hanno fatto partendo proprio dalla ricostruzione della serata e dai risultati delle indagini, compreso il test sui capelli, per capire se i protagonisti avevano assunto il Ghb, ma anche da una considerazione che aveva condizionato l’inizio dell’inchiesta. La presunta condotta seriale dei ragazzi, ipotizzata dopo la denuncia, non sarebbe emersa in alcun modo. Non sarebbero stati trovati elementi che dimostrino che i ragazzi hanno acquistato la droga. Nell’appello è stato inoltre evidenziato che la questione del Ghb, alla luce di una consulenza disposta dal pm, è ridimensionata. La sostanza non è stata trovata nei capelli dei tre ventenni (la testimone non ha effettuato il test). E le tracce trovate nelle bottiglie non sono tali da provarne l’efficacia drogante: aspetti su cui hanno insistito i difensori nel chiedere la scarcerazione di Nieri e Rizza e che ritorneranno al dibattimento. Inoltre, ora che la data del processo si avvicina, concedere ai due ragazzi almeno i domiciliari renderebbe più semplice l’attività difensiva. C’è un aspetto che colpisce l’opinione pubblica e che riguarda la durata del carcere preventivo. Abbiamo chiesto a uno dei difensori, l’avvocato Anna Rosa Francini, un commento sulla vicenda. «A nostro parere la richiesta degli arresti domiciliari è meritevole di essere accolta. Certo è che nei confronti dei due ventenni, che sono incensurati, è stato applicato un rigore non comune, considerato anche che il quadro probatorio non ha trovato quei riscontri ipotizzati all’inizio in ordine alle modalità di svolgimento del fatto».
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