Il “Tubone” inizia a prendere forma con le nuove vasche
Il 13 febbraio sarà una data se non storica, molto significativa per il comprensorio del Cuoio. Alla presenza del presidente della Regione, Enrico Rossi, sarà inaugurata la prima opera del cosiddetto "Tubone"
SANTA CROCE SULL’ARNO. Il 13 febbraio sarà una data se non storica, molto significativa per il comprensorio del Cuoio. Alla presenza del presidente della Regione, Enrico Rossi, sarà infatti inaugurata la prima opera del cosiddetto “Tubone”, il mega progetto destinato a rivoluzionare la gestione idrica in buona parte della regione, con il coinvolgimento dei piccoli depuratori di Valdinievole, Valdelsa, Valdarno e Valdera.
Il primo passo è quello del taglio del nastro delle nuove vasche di sedimentazione realizzate all’interno del depuratore Aquarno di Santa Croce sull’Arno, la cui inaugurazione è prevista per le 14, mentre alle 16 Rossi e tutti i dirigenti del settore conciario si trasferiranno nella nuova sede del Polo tecnologico conciario (Poteco), per un'altra inaugurazione molto importante per il futuro del comparto, quella della struttura appunto.
Le vasche di sedimentazione che attualmente servono al depuratore Aquarno per rendere più fluida l’azione del “tutto biologico” nell’impianto santacrocese (per l’abbattimento dei carichi inquinanti delle acque usate dalle concerie della riva destra dell’Arno in attesa che il “Tubone si concluso e che arrivino nel comprensorio del Cuoio 26 milioni di metri cubi di scarichi civili all’anno), rappresentano l’unico atto concreto di un progetto che sta accumulando un ritardo abbastanza clamoroso. La firma del protocollo d’intesa dell’accordo di programma risale al 2004. Il termine dei lavori era stato fissato nel 2016. Ma è poi stato spostato al 2018.
«Di fatto gli unici ad aver realizzato qualcosa sono gli imprenditori – spiega Piero Maccanti, direttore di Assoconciatori – perché per il resto siamo molto indietro».
In pratica, mancherebbe ancora tutta la parte riguardante gli enti pubblici che sono alle prese con gli espropri dei terreni in cui far passare le tubature per convogliare l’acqua dalle zone in cui saranno dismessi i piccoli depuratori. Una situazione che rende difficile immaginare la fine di un’operazione enorme dal punto di vista realizzativo e che, complessivamente, dovrebbe costare 180 milioni di euro, di cui 54 destinati agli interventi sui depuratori del comprensorio del Cuoio (Aquarno a Santa Croce sull’Arno e Cuoiodepur a San Romano, 14 milioni finanziati dagli imprenditori della zona e 40 dal Ministero dell’Ambiente). E dire che l’opera dovrebbe far ottenere economie di scala significative, oltre a un ulteriore controllo del rispetto dell’ambiente.
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
