Se donare sangue aiuta l’integrazione
Sono 51 i rappresentanti delle comunità islamiche che partecipano ai programmi dell’Avis della Valdera
PONTEDERA. Sono algerini, marocchini, tunisini. Ma anche senegalesi e iracheni. Fra i donatori di sangue di Pontedera ci sono infatti sempre più musulmani, grazie alla collaborazione fra Avis e comunità islamica.
Sabato mattina erano una decina quelli presenti al centro trasfusionale del Lotti, tutti in attesa di donare. In molti però lo avevano già fatto nei propri Paesi di origine. Come il cuoco Djamel Ataba, residente a Peccioli e di origine algerina.
«Nelle nostre zone la cultura della donazione del sangue è molto radicata», racconta. «Sono parecchi anni che dono in Italia, ma ho donato anche in Algeria e in Francia. Dove sono nato la percentuale dei donatori arriva al 60%. Non solo noi musulmani lo sentiamo come un dovere morale, ma è la nostra stessa religione che ci comanda di andare in aiuto del prossimo», commenta.
«A Pisa sono tantissimi i musulmani che donano il sangue, e a livello toscano è una pratica diffusa. Solo che i media ne parlano poco».
Sono in totale 51 gli islamici iscritti al programma di donazione. In sala d’aspetto c’era anche Giorgio Pucci, dirigente dell’Avis pontederese. «Il sangue è un elemento universale, che non conosce barriere. In più i musulmani sentono la donazione come un dovere etico, e questo li aiuta a essere puntuali e precisi anche nella donazione in differita: prima le analisi e poi, arrivati i risultati, la donazione vera e propria», ha detto. «In molti di loro già donavano singolarmente, ma abbiamo scelto di dialogare direttamente con i vertici della comunità per raggiungere il maggior numero possibile di persone», ha aggiunto Giovanni Gori. Ad allacciare i rapporti fra centro islamico pontederese e Avis è stato Mohammed Jamaai, imam di Pontedera. «Sono molto contento di questa iniziativa, in quanto la nostra comunità ha modo non solo di fare del bene agli altri, ma anche di dimostrare la sua volontà di integrarsi».
Rahhal El Meknass è da 12 anni in Italia, fa il muratore e sabato mattina ha donato il sangue per la prima volta. «Nel centro islamico di Pontedera vengono circa 200 persone da tutta la Valdera, e ci sono anche alcuni italiani convertiti: personalmente conosco due signore», entra nel merito. Il padre di Rahhal mise su il centro islamico di Fornacette in via Fermi. «Abbiamo bisogno e volontà di dare un senso all’integrazione», conclude.
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