Quando MV provò a lanciare la moto Vespa
L’aneddoto è emerso nel 70o anniversario dal marchio legato alle imprese di Agostini
di Marco Gentili
Chissà cosa sarebbe stata la Piaggio senza la Vespa. O meglio, cosa sarebbe stata la Vespa se non si fosse chiamata così. Perché, in una sorta di "Sliding Doors" di settant'anni fa, quel nome sarebbe dovuto essere impresso sulla prima moto prodotta dalla MV Agusta, che ha da poco festeggiato il 70o anniversario dalla nascita, famosa in tutto il mondo per i suoi successi sportivi: 75 titoli iridati (38 piloti e 37 costruttori) dal 1952 al 1974 grazie a piloti entrati nella leggenda, da John Surtees e Mike Hailwood fino a Phil Read e soprattutto Giacomo Agostini.
. La storia. Sia Domenico Agusta sia Enrico Piaggio, titolari di due industrie aeronautiche di successo, arrivano più o meno negli stessi anni alla medesima conclusione: dopo la fine della Seconda guerra mondiale la produzione sarebbe stata dominata dal trasporto su terra, per soddisfare le esigenze di mobilità quotidiana. La neonata MV Agusta alla fine del 1945 presenta la sua prima moto leggera, la 98 Vespa: costa 98mila lire, ha una cilindrata di 98 cc e una velocità massima di 60 chilometri orari.
Il nome conteso. La MV però si chiamerà Vespa solo per poco: i fratelli Balsamo, proprietari della milanese Miller, hanno iniziato a produrre una moto che si chiamava Miller Vespa già nel 1934 e rivendicano i diritti sull'uso del nome. Dopo le prime notizie della stampa, la MV Agusta ricevette la formale diffida dall'uso della denominazione "Vespa", da parte dei fratelli Balsamo che avevano depositato il nome. Non furono altrettanto severi nel 1946, quando Piaggio presentò la sua prima "motoleggera utilitaria" (così la definì Motociclismo nel 10 aprile di quell'anno) al Circolo canottieri di Roma. Un tempo conclusa la vertenza legale, i fratelli Balsamo alienarono la denominazione "Vespa" alla Piaggio, che la utilizzò per il suo nuovo scooter, destinato a diventare famoso a livello mondiale.
Chi insegue chi. Sappiamo tutti com'è andata la storia: Vespa diventerà l'icona della Casa di Pontedera e motorizzò l'Italia del boom economico, mentre la 98 della MV Agusta fu la prima di una serie di moto che si imposero nelle competizioni. Da allora la Casa varesina strinse un binomio indissolubile col mondo delle corse e della velocità. Ma negli stabilimenti di Cascina Costa non si pensa solo alle gare: la fabbrica è costretta a inseguire il successo commerciale di Piaggio e prova a contrastare il dominio della creatura di Corradino d'Ascanio nel neonato settore degli scooter. Ma non furono produzioni fortunate: dell' MV 125 datato 1949 furono venduti appena 2700 pezzi mentre lo scooter più vicino nelle forme alla Vespa, l'MV 150 Chicco del 1960, ne vendette poco più di tremila.
Il rivale dell'Ape. Ancora una volta, l'intuizione di Piaggio di carrozzare la Vespa nel 1948 per ottenere un mezzo da lavoro agile e comodo costringe i rivali lombardi a rincorrere il genio creativo dell'ingegner Corradino d'Ascanio.
Ma non è tutto oro quel che luccica: la casa varesina già nel 1946 (ben prima dell'arrivo dell'Ape) aveva lanciato un veicolo innovativo, il 98 Motocarro, un tre ruote col cassone montato davanti. I circa 100 esemplari prodotti di questo veicolo sono diventati pezzi da collezione, ma non lasciarono un segno nel mercato. In compenso, nei primi dieci anni di vita l'Ape Piaggio conquistò il mondo: ne vennero consegnati 200mila esemplari. La risposta della MV, che aveva precorso i tempi, fu tardiva e poco efficace: il primo motocarro (con cassone posteriore scoperto) della MV Agusta arriva nel 1954, mentre il primo veicolo commerciale a cabina chiusa, l'MV 150 Centauro, è del 1961.
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