Chiude Toni, storico mobilificio di Cascina
L’azienda fondata nel 1957 ha annunciato una liquidazione perché ha deciso di cessare l’attività
CASCINA. Un altro pezzo di Cascina chiude i battenti. Si tratta del mobilificio Toni, fondato da Benito Toni nel 1957 che in questi giorni ha annunciato la liquidazione totale per cessazione dell'attività. Si annunciano sconti del 50% (e anche di più) dopo una vita passata a sfornare pezzi pregiati di arredamento che, nel corso degli anni, hanno caratterizzato una delle più importanti produzioni del settore legno di Cascina. È l'ennesimo caso di un territorio che sta cambiando pelle. Ma che non sembra di fronte a una riconversione lavorativa, bensì a un impoverimento che appare ormai irreversibile.
Difficile, infatti, trovare nel Cascinese esempi che parlino di un ammodernamento della produzione di arredamento. Chi ha puntato verso il settore nautico o il comparto contract (quello che si lega ad arredatori di grido per allestire ville di lusso o alberghi di alto livello) lo ha già fatto anni fa. E si tratta di poche unità. Il resto delle cosiddette "mostre", si sta mantenendo in attività resistendo alla crisi. Ma spesso arrivano le chiusure. Come quella di Toni arredamenti, decisa dalla proprietà per motivi familiari e per il calo delle vendite. O come quella di Matteoli, avvenuta alcuni mesi fa per fallimento, nella cui mostra si è svolta anche una vendita all'asta sul posto dei prodotti realizzati dal mobilificio.
È il segno (inequivocabile, ormai) di un declino che sembra senza ritorno e che sta lasciando vuoti edifici che, fino a qualche anno fa, erano meta di giovani coppie in procinto di sposarsi e di arredare la casa nuova. Già oggi l'immagine che si ha del tratto di via Tosco Romagnola che introduce al centro di Cascina è quella di immobili abbandonati a loro stessi (salvo pochi casi in cui si sono insediati sorte di centri commerciali low cost), impossibili da riconvertire a causa della scarsa circolazione di denaro che sta caratterizzando la crisi economica attuale.
Toni è stato uno dei simboli della falegnameria di qualità cascinese. E vederlo in procinto di chiudere lascia l'amaro in bocca a molti abitanti della zona. Soprattutto perché non sembra vicino il momento in cui questa situazione di spopolamento imprenditoriale possa subire un'inversione di tendenza. Servirebbero idee, ma soprattutto soldi (pubblici e privati) per dare nuovo lustro a quella che nel recente passato è stata una delle realtà economiche più importanti della provincia di Pisa.
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