Il Tirreno

Pontedera

Gazebo, ultimi giorni protestano gli esercenti

di Tommaso Silvi
Gazebo, ultimi giorni protestano gli esercenti

Scoppiano di nuovo i malumori contro le regole dell’amministrazione comunale Nessun ripensamento, nonostante quanto promesso. Divieto fino a Pasqua

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PONTEDERA. Tiri fuori l’argomento e si mettono a ridere. Dicono di non averci mai sperato, ma forse il 3 luglio scorso alcuni avevano creduto sul serio al cambiamento. O quantomeno in un primo passo avanti dell’amministrazione comunale nei confronti dei commercianti del centro. Le parole del vicesindaco Angela Pirri avevano fatto sgranare gli occhi ai proprietari di attività riuniti nella sala conferenza di via Valtriani. All’ordine del giorno c’era l’allestimento per la Notte Bianca, ma Pirri, nominata da 37 giorni, si presentò con un messaggio chiaro. «Il commercio a Pontedera deve ripartire. I gazebo fuori dai locali devono starci tutto l’anno». Il 25 maggio era passato da poco e il plebiscito raccolto da Renzi alle elezioni europee era ancora fresco nella mente di tutti. Anche della “renziana” Angela Pirri, che, cavalcando l’onda del rinnovamento promesso dall’ex sindaco di Firenze, aveva provato a far penetrare il vento del cambiamento nella realtà pontederese. Salvo poi essere ripresa, con toni decisi, dal sindaco Simone Millozzi. «Le fughe in avanti solitarie non sono mai state nella cultura di governo di questa città e non lo sono nella mia in particolare. Pontedera non ha bisogno di rivoluzioni e nemmeno di rivoluzionari», tuonava il primo cittadino pochi giorni dopo attraverso un comunicato inoltrato alla stampa. E ancora: «Non è trasformando la città in un aperitivificio che aiutiamo il commercio». La polemica tra le due massime cariche comunali sembrava essere il preludio ad uno tsunami all’interno di Palazzo Stefanelli, che in realtà non c’è mai stato, inibito da una tregua tacita ma evidente nei fatti.

Dietro al bancone però nessuno ha voglia di fare la pace. Perché dopo l’Epifania le strutture esterne dovranno essere smontate come da regolamento, per poi essere rimontate a fine marzo, o nei primi giorni d’aprile. La verità è che nemmeno gli esercenti lo sanno con precisione. «Dipende da quando cade il giorno di Pasqua. Ci raccomandiamo sempre affinché ci diano la possibilità di rimetterli in quell’occasione, perdendo ore e ore negli uffici comunali», racconta Lucia Marchetti del bar Beat, in piazza Martiri della Libertà. «Non riesco a capirne il senso – prosegue – abbiamo una piazza fresca di ammodernamento, un centro frequentato. Per quale motivo dobbiamo svuotare la città di tavolini e sedie?». Stessa domanda, con tanto di scuotimento sconsolato della testa, anche per Bruno Chiavacci del Caffè d’Oro, a due passi dal Beat. «Ho un progetto già pronto per l’esterno del mio locale, ma non posso metterlo in atto se ho l’obbligo di rimuoverlo dopo qualche mese. Smontare la struttura richiede tempo e personale, quindi ulteriori spese». E la rabbia non attacca più nemmeno su coloro che oltre al danno, subiscono la beffa. A suon di banconote. «Lasciamo libero il suolo pubblico ma tutto il materiale dobbiamo riporlo e per farlo abbiamo bisogno di affittare un fondo. È giusto pagare per tenere i gazebo, ma è assurdo farlo per tenerli riposti due mesi e mezzo all’anno». Rewind Caffè e pizzeria Malafemmena. Pochi metri di distanza e lo stesso, identico, punto di vista. Che non cambia nemmeno sull’estremo versante ovest di corso Matteotti. «Levano guadagno a noi e fanno calare gli introiti comunali. Ho un’altra attività in Liguria e solo a Pontedera ho trovato questo tipo di regolamento sui gazebo», racconta Donald Degl’Innocenti, proprietario di Metropolitan Caffè. Sghignazza invece Manuel Gasperini dal suo caffè L’Angolo: «Sono qui da 15 anni. Tante proteste ma non è mai cambiato nulla. Dispiace per chi ci aveva creduto davvero. Io no».

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