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Santa Chiara, un fido per pagare gli stipendi

di Rino Bucci
L'ingresso del Santa Chiara a Volterra
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L'ingresso del Santa Chiara a Volterra

È quanto ha deliberato il Cda dell'azienda. I soldi serviranno a far fronte ai ritardi di Asl e Prefettura

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VOLTERRA. Un fido «straordinario per un periodo limitato», da 200mila euro richiesto dall’Azienda pubblica di servizi alla persona Santa Chiara e concesso dalla Cassa di Risparmio di Volterra. Servirà per «garantire le risorse necessarie per far fronte nell’immediato al pagamento degli stipendi del personale e dei principali fornitori, segnatamente la Idealcoop di Pomarance». Nero su bianco è quanto ha deliberato il consiglio di amministrazione dell’azienda Santa Chiara.

Nonostante la partecipata da tempo stia mettendo in campo un piano per il rientro dal passivo che aveva accumulato negli anni e sia ormai «prossima al pareggio di bilancio con quasi un anno di anticipo» (come dichiarato dal presidente del cda, Renato Bacci) si è comunque dovuto procedere con una anticipazione di cassa per far fronte alle prime emergenze.

La richiesta è stata deliberata per le «carenze di liquidità dovute a momentanei ritardi da parte della Asl 5 nel pagamento delle fatture emesse da questa Azienda e nei rimborsi da parte della Prefettura di Pisa per il servizio di accoglienza dei migranti».

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E qui si ripropone, la questione della mancata vendita dell’ex padiglione Chiarugi alle Fonti Group che avrebbe regalato quantomeno una bella boccata d’ossigeno al Santa Chiara. Il nuovo bando per l’alienazione è stato pubblicato nei giorni scorsi e rimarrà in vigore fino al 2 di febbraio. Identica, la cifra richiesta: un milione e 300mila euro. Ad oggi, resta ancora da capire se dalle Fonti Group, o meglio dalla banca tramite la quale era stata sottoscritta la fideiussione al momento dell’aggiudicazione relativa al primo bando, siano arrivati nelle casse del Santa Chiara gli oltre 100mila euro (il 10 per cento del valore stimato del Chiarugi) dovuti da contratto.

Il consiglio di amministrazione del Santa Chiara conta di rientrare dall’esposizione finanziaria (che comunque ha un costo) in tempi brevi. «Considerato come sia formalmente avviata la procedura per la vendita immobiliare di parte del complesso ex Pio istituto dei Buonomini - si legge nel documento approvato dal consiglio - come risulta anche dall’approvazione da parte dello stesso consiglio dell’offerta di acquisto formulata a questa azienda».

Dall’alienazione dagli spazi ricevuti in dote dal pio istituto dei Buonomini il Santa Chiara conta di ottenere circa 300mila euro. Il valore dell’immobile di via Turazza è stato stimato dall’ingegnere Stefano Pasqualetti in 394mila euro, ed è composto (l’intero fabbricato), tra uffici e locali e negozi da 13 unità immobiliari per un spazio pari a circa 500 metri quadrati.

 

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