Il presidio
La Toianella “rubata” ora suona alla Torre di Arnolfo di Firenze
TOIANO. Cavalli e cavalieri, ataviche rivalità tra bellicosi vicini, castelli assediati e poi conquistati e distrutti, pulzelle il cui onore viene attentato, e spesso ghermito, da rudi mercenari,...
TOIANO. Cavalli e cavalieri, ataviche rivalità tra bellicosi vicini, castelli assediati e poi conquistati e distrutti, pulzelle il cui onore viene attentato, e spesso ghermito, da rudi mercenari, fragori di battaglie. E poi bottini di guerra che innescano appassionate ricerche storiche, una campana che sparisce da uno sperduto borgo pisano per riapparire, fulgida e fiera, in cima alla più famosa torre della bella Fiorenza. E poi l'indagine minuziosa, accurata, di un palaiese curioso e tenace che visita musei e biblioteche, consulta volumi recenti per approdare a antichi codici, mette in fila indizi, annoda tracce e supposizioni trasformandole in prove, col merito di aver gettato nuova luce su una lontanissima e pressoché dimenticata vicenda che risale a più di seicento anni fa e lega, attraverso rintocchi di fragoroso bronzo, la Valdera alla patria di Dante. Siamo a metà strada tra Ludovico Ariosto e Dan Brown, uno pensa.
Solo che qui è tutto vero, carta canta, il romanzesco cede il passo agli accertamenti filologico-bibliografici. L'ha recentemente dimostrato Piero Pizzi, confermando che «la “Toiana”, o “Toianella”, la campana che i fiorentini, nel 1362, portarono via con sé dopo aver conquistato il castello di Toiano, su cui già si erano azzuffati lucchesi e pisani, si trova oggi sulla Torre di Arnolfo a Palazzo Vecchio».
Palaiese (di Partino), già parlamentare e consigliere regionale, da tanti anni protagonista della vita politica della nostra provincia, Pizzi ci tiene a sottolineare che la sua «non è una rivelazione. Non sono titolare di alcuna scoperta: gli studiosi del settore erano già a conoscenza del fatto. Ma, con soddisfazione, posso affermare che questa mia piccola indagine, fornendo le prove a ciò che in pochi sapevano, sta creando nuovo interesse su una vicenda storica avvincente e curiosa, e sulle ripercussioni che tali fatti, in termini di interesse non solo culturale ma anche turistico, potrebbero avere sul nostro territorio».
Confermano questo pensiero le parole del sindaco di Palaia Marco Gherardini: «Toiano è una località praticamente disabitata, ancora molto amata dai mie concittadini, che per la sua bellezza suggestiva riesce ad affascinare e interessare un numero sempre crescente di persone. Le ricerche di Piero Pizzi sembrano ora confermare il ritrovamento della “Toiana”: per secoli sarebbe stata proprio lei a suonare, dalla Torre di Arnolfo in Piazza della Signoria, il mezzogiorno nella città di Dante e Brunelleschi. Uno dei simboli di Palaia in cima a uno dei luoghi più conosciuti al mondo: un fatto importante che riempie di orgoglio tutta la nostra comunità. Nelle prossime settimane è mia intenzione visitare la Torre. L’amministrazione si farà sicuramente promotrice di approfondimenti storici e divulgativi. Penso infatti che questa notizia sia un'ulteriore opportunità per far conoscere il nostro comune e, magari, aprirgli una “breccia turistica” anche a Firenze».
Era vezzo degli invasori ghermire ai conquistati le loro gioie, tra cui il prezioso bronzo delle campane e la virtù delle giovinette illibate. E la “Toiana” non è l'unica campana della Valdera a trovarsi oggi in terra fiorentina (gli eserciti gigliati ne arraffarono anche a Marti e alla Montacchita), ma di certo il celeberrimo luogo in cui da secoli si trova la rende speciale.
Andrea Lanini
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