Il Tirreno

Pontedera

«Città unica? No, prima il territorio»

di Sabrina Chiellini
«Città unica? No, prima il territorio»

Il sindaco di Cascina dice no al mega-Comune con Pisa: occorre partire da un confronto sui contenuti

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CASCINA. Il 12 ottobre si elegge il presidente della Provincia e il consiglio provinciale. Ma è solo una tappa di passaggio nel panorama delle novità che riguardano la nascita delle aree vaste, secondo le indicazioni della Regione Toscana. Se a Pontedera l’Unione dei Comuni della Valdera stenta a trovare una sua identità con tanti piccoli centri che non accettano di buon grado il ruolo di leader che Pontedera vorrebbe assumere, anche per i Comuni dell’area pisana le cose non vanno meglio. Cascina, Calci, Vicopisano, Vecchiano e San Giuliano temono che Pisa, nell’ambito delle strategie sull’area pisana, voglia semplicemente “annettere” i territori vicini, rinunciando ad un confronto che riguarda le scelte da fare nel complesso. Il sindaco di Cascina, Alessio Antonelli, ritiene che i tempi siano maturi per cominciare il confronto.

Cascina, secondo comune della provincia per abitanti con i suoi oltre 45mila residenti, è quello che avrà un maggior peso specifico...

«Bisogna avere la capacità di superare gli egoismi e sapere guardare oltre i confini dei propri territori per acquisire una visione laica dell’insieme. Ho avuto modo quest’estate di approfondire il tema durante i vari incontri organizzati con i cittadini. L’ultimo è stato alla festa dell’Unità a Coltano dove alla fine i molti pisani presenti hanno convenuto con l’idea che il primo passo non deve essere quello di pensare alla forma giuridica (Comune unico) ma formare una identità organizzata su funzioni e fondata sulla solidarietà dei territori che ne fanno parte. Parlare ora di Comune unico, senza parlare di funzioni, è come scegliere il contenitore senza guardare al contenuto».

Ma la visione “pisanocentrica” dell’area pisana piace a Cascina e ai piccoli Comuni?

«Il primo passaggio, dopo le elezioni della Provincia, per cominciare a ragionare concretamente in termini di area pisana, sarà il piano territoriale di coordinamento».

Che ruolo intende esercitare Cascina?

«Ci siamo dati come scadenza il 2015 per la formazione del piano strutturale dell’area pisana. Di conseguenza è chiaro che la discussione entrerà presto nel vivo. Prima dobbiamo stabilire cosa vogliamo fare a livello di territorio di area vasta, poi vedremo la forma giuridica. La discussione sul Comune unico ha fatto perdere di vista il vero obiettivo: cioè miglioramento in termini di organizzazione dell’identità, delle funzionalità e dell’erogazione dei servizi».

Pensa al Comune unico con Pisa, oppure vede in prospettiva Cascina che si unisce ai piccoli centri, come secondo polo dopo il capoluogo?

«Prima di andare verso il Comune unico con Pisa, noi stiamo attuando forme di collaborazione tra Comuni. Anche perché, lo ripeto, non c’è da chiedersi se vogliamo o no un unico grande Comune ma cosa vogliamo fare di un unico grande territorio dove si muovono in libertà 200mila abitanti che comprende Pisa e i centri dell’area pisana».

Cosa intende per collaborazioni tra Comuni?

«Ad esempio quello che abbiamo fatto a Cascina e Vicopisano con la gestione associata della polizia municipale che riunisce sotto un unico comando i due Comuni consentendoci di unire le forze e ottimizzare le risorse. Stiamo avviando un’altra collaborazione con Calci per il trasporto scolastico. Sempre nel settore scuola abbiamo un centro di cottura per i pasti in grado di servire gli istituti di Cascina e non solo. Stiamo provando a ragionare con altre realtà territoriali per mettere in rete i servizi».

«Il piano territoriale di coordinamento dovrà tenere conto di quello che c’è su ogni territorio e fornire gli strumenti per valorizzarlo. Se c’è un polo commerciale a Navacchio inutile prevederne un altro a pochi chilometri di distanza. Stesso discorso vale per le aree industriali o i poli scolastici. Così come, tornando ai servizi, per l’organizzazione dei trasporti. Se prima non siamo in grado di ragionare su tutto questo non possiamo chiederci se è conveniente fare un Comune unico. Cascina non è interessata alla città unica se prima non si fanno diventare i sei Comuni un unico grande territorio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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