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I sindacati: «Il vero problema è salvare i posti di lavoro»

PONTEDERA. La ricomparsa dell’articolo 18 sulle cronache nazionali all’interno del Jobs act che il governo Renzi sta partorendo scatena i punti di vista dei sindacalisti appartenenti alla categoria...

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PONTEDERA. La ricomparsa dell’articolo 18 sulle cronache nazionali all’interno del Jobs act che il governo Renzi sta partorendo scatena i punti di vista dei sindacalisti appartenenti alla categoria dei metalmeccanici. Opinioni condivise tra Fiom-Cgil, Uilm–Uil e Fim-Cisl: «Quello che va difeso veramente è il lavoro e i livelli occupazionali, perché senza quelli è difficile applicare l’articolo 18».

Le differenze sotto la superficie. Parole di chi vive il territorio e i suoi drammatici sviluppi sul fronte occupazionale.Ma scavando un minimo si incontrano differenze non di poco conto tra i rappresentanti dei metalmeccanici della provincia di Pisa. Marcello Franchi della Fiom, per esempio, dice che «l’articolo 18 va difeso a ogni costo, perché è uno degli ultimi diritti rimasti agli operai». Claudio Garzotto, della Fim, invece, afferma che «l’articolo 18 è solo fumo negli occhi dell’opinione pubblica per sviare il discorso dal fatto che in Italia servono provvedimenti per aumentare il Pil e far ripartire l’economia, altrimenti è come parlare del sesso degli angeli». Media la posizione di Benedetto Benedetti della Uilm che sottolinea la necessità di «difendere questa tutela, ma soprattutto dei posti di lavoro».

Più tutele per tutti. Insomma il concetto sembra chiaro, ma la sostanza tra le sigle sindacali è diversa. Franchi, infatti, aggiunge che «l’articolo 18 andrebbe esteso anche alle aziende sotto i 15 dipendenti». Le stesse parole di Massimo Cappellini, appartenente alla Rsu Piaggio in quota Fiom-Cgil che spesso si è trovato in posizioni contrapposte con lo stesso segretario provinciale. L’articolo 18 unisce le due anime di questo sindacato, quella istituzionale e quella di fabbrica.

Il senso delle domande. Anche se Cappellini rincara la dose e smarca “i suoi” dalla posizione ufficiale di Cgil: «Mi chiedono come Cgil, Cisl e Uil possano avere ancora credibilità dopo averne avallato l’indebolimento qualche anno fa. La domanda che dobbiamo porci non è se l’articolo 18 ha ancora senso in Italia oppure no. Ma se ha senso che un imprenditore possa licenziare a suo piacimento, senza dover osservare la famosa giusta causa».

Sciopero, ma non per tutti. La chiamata allo sciopero da parte delle segreterie nazionali non trova tutti d’accordo. Garzotto, per esempio, spiega che con Cgil «è stato fatto uno sciopero su questo tema, ma poi più nulla, malgrado infinite promesse. Avremmo dovuto farne un altro a settembre per gli ammortizzatori sociali, ma anche questo è un altro problema secondario davanti alla paralisi in cui ci siamo impantanati».

Andreas Quirici

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