Gli infermieri rivendicano ruolo e professionalità nel 118
PONTEDERA. La riforma del sistema di emergenza territoriale, così come era stato per il progetto di accorpamento delle centrali operative, ha creato molti malumori tra gli infermieri che non erano...
PONTEDERA. La riforma del sistema di emergenza territoriale, così come era stato per il progetto di accorpamento delle centrali operative, ha creato molti malumori tra gli infermieri che non erano stati invitati ai tavoli tecnici regionali. L'Asl 5 di Pisa, tra l'altro, è in ritardo di 22 anni sull'introduzione delle ambulanze infermieristiche (India) e la risposta che i cittadini trovano varia da zona a zona. Abbiamo chiesto a Daniele Carbocci, segretario provinciale del Nursind, il sindacato degli infermieri, di dare una valutazione di quello che sta succedendo rispetto all'organizzazione e alla gestione dei servizi del 118 di Pisa. «Senza nulla togliere alla fondamentale attività svolta dalle associazioni di volontariato che forniscono le ambulanze grazie ad accordi regionali, operano in regime di convenzione con le Asl, non possiamo accettare che a distanza di 22 anni dall'uscita delle legge, ci siano zone della provincia di Pisa dove manca la presenza della risorsa infermieristica», dice Carbocci. E spiega come mai: il cittadino che vive a Pisa e chiama il 118 rischia di non vedersi arrivare un'ambulanza con a bordo un professionista sanitario (né medico né infermiere) ma solo ambulanza soccorritori volontari. Se invece il cittadino chiama dalla Valdera, dalla zona Alta Val di Cecina (in particolare Volterra) di giorno vede arrivare un'automedica con medico ed infermiere del 118, mentre la notte questo non accade, nonostante sia noto, certe condizioni patologiche gravi e tempo dipendenti si manifestano proprio durante la fascia notturna (ad esempio scompensi cardiaci, problemi respiratori, neurologici, oltre a non escludere politraumatismi da incidenti stradali).
Di conseguenza oggi il cittadino che abita nella provincia di Pisa, «viene privato quasi del tutto dell'assistenza infermieristica sulle ambulanze che operano durante il giorno e del tutto durante la notte, mentre lo stesso cittadino se chiamasse da territori confinanti (Empoli, Versilia) avrebbe l'infermiere 118 sempre presente (o da solo, sull'ambulanza infermieristica o con un medico sull'automedica».
E ora gli infermieri sono stati esclusi dall'inizio del progetto di riforma del sistema di emergenza sanitaria. «Per questo gli infermieri 118 toscani hanno costituito un Gruppo, il Giett, (Gruppo professionale di Infermieri dell'Emergenza Territoriale Toscano) per spingere la Regione a superare i limiti dell'attuale sistema», spiega ancora Carbocci. C'è poi il fatto che la riforma è stata compiuta «da personale proveniente da associazioni di volontariato e da componenti sanitari a capo delle stesse centrali superstiti individuate dalla stessa riforma... un po' come dire: "decidiamo come assegnarci le centrali operative", senza peraltro cambiare niente a livello provinciale, né consultare gli attuali direttori di centrale operativa, né il Collegio Ipasvi, degli infermieri».
Tuttavia gli infermieri del 118 di Pisa e il NurSind non intendono mettersi in competizione «con il mondo del volontariato e i soccorritori, con i quali lavorano da anni con buoni risultati che però vorrebbero diventassero ottiimi». Ma rivendicano il ruolo e le competenze attribuite dall'attuale assetto normativo nazionale. Cioè, dicono che la riorganizzazione della delibera della regione toscana 544 è peggiorativa rispetto alla norma nazionale. «Situazione peraltro inammissibile in quanto una legge regionale non può essere più sfavorevole rispetto alla normativa nazionale, limitando ingiustamente il ruolo dell'infermiere». (s.c.)
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