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Masso delle Fanciulle, dubbi del Comitato sulle parole di Rossi

Masso delle Fanciulle, dubbi del Comitato sulle parole di Rossi

Il presidente aveva escluso impianti nell’area protetta I cittadini: «Non è vero che Berignone verrà salvaguardata»

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POMARANCE. «Caro Presidente Rossi vorremmo che lei mostrasse ai cittadini che il presidente della Regione sa ascoltare chi sta lavorando, solamente con le proprie risorse ed energie, per difendere un territorio e, diciamolo pure, una Regione di cui lei dovrebbe essere il primo garante». Questa la conclusione della “contro-risposta” da parte del Comitato difensori della Toscana che sta lottando per evitare perforazioni esplorative a scopo geotermico nel Parco del Berignone, nelle vicinanze del Masso delle Fanciulle nel territorio di Pomarance. Rossi, pochi giorni fa, aveva risposto al comitato stesso (che aveva prodotto una raccolta di firme con cinque mila firme) assicurando che «nessun impianto verrà realizzato all’interno dell’area protetta di Berignone, poiché è una delle mie priorità conciliare ambiente, , sviluppo e lavoro».

Risposte poco convincenti. «Non è vero che Berignone verrà salvaguardata – scrive il Comitato – Lei è certamente in buona fede, ma forse non ha considerato appieno il valore economico-paesaggistico di questo territorio. Anche nel progetto Mensano, l’area di Berignone viene toccata più volte nei suoi confini. Non possiamo permetterci di affermare che “siamo lontani uno, due o addirittura cinque chilometri dal confine”, per chiudere la questione mettendoci l’animo in pace. Il territorio protetto è tutto collegato da una rete di percorsi floreali, faunistici, storici ed economici che sono unici e non divisibili». Insomma, non convincono i cittadini le rassicurazioni di Rossi, rispetto a una richiesta di Valutazione ambientale presentata in Regione da parte dell’a società Gesto riferita solo «alle perforazioni esplorative». E neppure che «per una eventuale, futura attività per la realizzazione della centrale dovrà essere presentata una nuova specifica istanza di Via», come detto dal presidente della Regione. «Non ci rassicura sul fatto che una centrale verrà costruita esattamente sul confine di una riserva naturale – commentano ancora quelli del Comitato – Nulla sul fatto che quanto dichiarò pubblicamente a Casole d’Elsa “è finita l’epoca dell’alta entalpia” è in netto contrasto con ciò che gli speculatori dell’energia chiedono di fare, cioè pozzi profondi 2350 metri alla ricerca di temperature superiori ai 200 gradi centigradi, quindi proprio alta entalpia».

Precoccupazioni economiche. I cittadini che stanno provando a difendere questo paradiso fatto di una natura spettacolare si rivolgono a Rossi ribadendo di non dire niente «che possa sciogliere le preoccupazioni sul futuro economico di questo territorio, sulle conseguenze che avrà tale tipo di sviluppo sulle attività legate al turismo ed all’agricoltura tuttora esistenti e sulle garanzie che a tali attività dovranno essere fornite dalla ditta proponente. Le 5000 persone che hanno firmato questa petizione testimoniano il fatto che la popolazione locale non condivide il futuro che la Regione vorrebbe per questi territori e si aspettano da Lei una risposta politica, non una risposta tecnica». Secondo il Comitato Enrico Rossi «afferma solo che tutto si svolgerà nel rispetto delle normative vigenti, normative noi già conosciamo benissimo». E ancora: «Se lei ritiene importante la nostra azione la sua richiesta di nuovi accertamenti, con proroga di un mese, alla società Gesto Italia, non deve essere un atto meramente dilatorio alla attuazione delle due centrali geotermiche. Ma questo è ciò che noi temiamo avvenga»..

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