Il Tirreno

Pontedera

«I miei colleghi sono i veri angeli custodi»

di Emilio Chiorazzo
«I miei colleghi sono i veri angeli custodi»

Rossella Cionini: «Ho usufruito di una “donazione” che però ha aiutato anche altre persone prima di me»

3 MINUTI DI LETTURA





PECCIOLI. «Se deve portare il nome di qualcuno, come avviene spesso in Italia per le leggi, allora vorrei che fosse conosciuta come la “legge degli Angeli”». Rossella Cionini, pecciolese, autista degli autobus, dipendente del CttNord, la compagnia che si occupa della gestione del trasporto pubblico nella nostra zona e in gran parte della Toscana occidentale, ci tiene a sottolineare il suo riconoscimento ai colleghi di lavoro. La sua storia, che abbiamo raccontato all’inizio di maggio, è stato il trampolino di lancio per un disegno di legge che permette di donare le proprie ferie a un collega che le ha terminate ed ha necessità di usufruirne per motivi di lavoro.

Perché la legge degli Angeli?

«Credo negli angeli custodi. E, nel mio caso, i miei colleghi hanno agito come angeli custodi, dando a me una parte delle loro giornate di ferie, per permettere di curarmi».

Le piacerebbe che il riconoscimento fosse rivolto a loro?

«Sarei molto contenta se la gente pensasse che questo è nato da un gesto che hanno fatto gli autisti degli autobus. Quelli che ogni giorno vengono maltrattati, a volte anche offese. Invece mi piacerebbe che passasse questo messaggio: dalla nostra categoria è nata un’idea che adesso può fare del bene anche ad altri».

Già, ma la sua storia è stata quella che ha ispirato i nostri parlamentari a inserire un emendamento nel “Job acts”, in modo che questa iniziativa diventasse legge.

«Però la mia è solo una delle tante storie che si sono avvicendate all’interno della nostra azienda. Altre persone, prima di me, hanno potuto usufruire di queste donazioni, arrivate da colleghi: io sarò la ventesima, forse anche di più. Io, alla fine ci ho messo la mia brutta storia di salute. E quella storia è diventata pubblica nel momento in cui si discuteva della legge sul lavoro ed ha incontrato la sensibilità di politici che ne hanno voluto fare un tema nazionale».

Però, se quell’emendamento diventerà legge, alla fine si porterà dietro, comunque, il suo nome, la sua storia.

«Diciamo che ogni volta che una persona ne avrà bisogno, anche se mi auguro che questo non avvenga spesso, per ottenere più tempo a disposizione per curarsi, mi farà piacere essere ricordata per questo: per aver smosso qualcosa che ha portato a un risultato utile alla comunità».

Quando ha saputo che, intorno alla sua esigenza di maggiori permessi per curarsi, c’era l’interesse della politica?

«Nel maggio scorso, poco dopo che avevate pubblicato la mia storia. Alcuni politici avevano contattato la mia azienda, chiesto informazioni su come funzionava il sistema che, da un bel po’ di tempo avevamo adottato. Un bel segno di solidarietà».

E, invece, quand’è che avete saputo che la vicenda aveva fatto grandi passi in avanti, arrivando fino al Senato?

«Venerdì mattina. Il mio direttore mi ha detto che aveva ricevuto una chiamata da un telegiornale nazionale. Lo avevano intervistato su questa vicenda».

E adesso affronterà il suo percorso di guarigione con maggiore tranquillità?

«Ho avuto un intervento il mese scorso. Spero che sia l’ultimo. Ma sono consapevole che, se avessi ancora bisogno di attingere al monte di ore dei miei colleghi, per curarmi, non avrei alcun problema: abbiamo dimostrato che sul fronte della solidarietà, all’interno della nostra azienda, non abbiamo da temere la concorrenza di nessun altro».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web