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15 convogli soppressi e tanti disagi alla stazione Bus navetta da Empoli
Viaggiatori in attesa per oltre due ore della ripresa della circolazione Molti stranieri in transito con poche indicazioni da parte del personale
PONTEDERA. «Scusate, ma è sciopero?», chiede un uomo scendendo alla stazione di Pontedera da un treno proveniente da Pisa. «No, si è suicidata una ragazza», gli risponde un ragazzo sulla banchina in attesa di capire cosa accadrà alla linea Pisa-Firenze. Ieri lo scalo pontederese ha vissuto oltre due ore di grande incertezza, con quindici treni soppressi e molte persone ferme con trolley e zaini in attesa di proseguire il loro viaggio. Molti hanno preso i bus navetta per bypassare il tratto interrotto tra Pontedera ed Empoli. Altri hanno atteso comunicazioni dall’altoparlante.
E la chiamata è arrivata alle 16,45 annunciando l’arrivo di un treno regionale da Pisa per Firenze con 15 minuti di ritardo «per accertamenti dell’autorità giudiziaria». Una manna dal cielo per chi doveva salire su altri convogli. «Devo andare a Napoli e il disagio è enorme, ma davanti a situazioni del genere c’è poco da fare, ma soprattutto da dire», spiega un uomo con la valigia ai piedi davanti alle biglietterie. Un pomeriggio a guardare i tabelloni sperando che qualcosa si sbloccasse. Del resto la giornata era di quelle da bollino rosso. E lo stop ai treni proprio nelle ore di maggior afflusso di viaggiatori ha creato non pochi problemi.
Anche perché nell’emergenza le Ferrovie dello Stato hanno cercato di trovare le soluzioni migliori con l’impiego degli autobus. Ma non tutto è filato liscio. Specie per i tanti stranieri in transito in Toscana. Come padre e figlia inglesi, arrivati a Pontedera sul bus da Empoli. «Sappiamo del suicidio – dicono sconsolati e tristi –. È una tragedia». Il viaggio prosegue verso Pisa, ma hanno rischiato di perdersi a Empoli, visto che nessuno ha dato loro spiegazioni sulla possibilità di raggiungere Pontedera in pullman. «Famiglie australiane e americane erano con noi e ci hanno spiegato cosa dovevamo fare».
L’attesa di un treno che non arriva e delle lancette che comunque scorrono. La paura di perdere le coincidenze o di non arrivare in tempo per far coincidere tutti gli impegni della domenica. Così sono trascorsi i minuti di molti viaggiatori, attaccati al telefonino con parenti e amici per rivedere tutti i programmi o informarsi sulle soluzioni da adottare. «C’è solo da aspettare – racconta una donna milanese ferma alla stazione di Pontedera da poco dopo le 15 e in procinto di salire sul treno per Firenze, il primo dopo la riapertura della circolazione –. Il nostro disagio è grosso, è inutile negarlo. Ma quello della ragazza che si è tolta la vita è inimmaginabile».
Andreas Quirici
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