Lineapelle spartiacque tra la ripresa e la crisi per la concia toscana
Attesa per la fiera per la prima volta a settembre e a Milano mentre le crisi russe ed europea fanno paura alle griffe
SANTA CROCE SULL’ARNO. Soffiano venti di preoccupazione per il settore conciario dalla Russia di Putin in guerra (più o meno psicologica) col mondo. Venti gelidi di un raffreddamento dell’andamento economico le cui temperature calano ancora di più se si sommano il raffreddamento dei consumi a livello europeo. Un clima nuovo, rispetto agli ultimi tempi in cui la concia della pelle ha rappresentato l’ancora di salvezza a cui si è aggrappata l’economia pisana (nel 2013 le esportazioni di pelle e cuoio sono cresciute del 2,1% secondo la Camera di Commercio) e anche quella toscana. E in questo quadro l’avvicinarsi di Lineapelle, per la prima volta a Milano e nell’inedita formula settembrina, rappresenta una verifica fondamentale per capire cosa accadrà nei prossimi mesi. Dovesse essere confermato il rallentamento produttivo potrebbero essere davvero dolori per la bilancia economica della zona.
E le griffe che fanno? «È un contesto preoccupante, ammettiamolo – afferma Loris Mainardi, sindacalista della Cgil – Anche perché sta emergendo un elemento nuovo, fatto dallo stop degli ordinativi delle grandi firme. Cosa che nel Comprensorio del cuoio si era visto difficilmente». E se anche i vari Prada, Gucci e Ferragamo non commissionano più pelli alle concerie toscane diventano guai davvero seri. La spiegazione (e la conferma) arriva da Piero Maccanti, direttore di Assoconciatori di Santa Croce sull’Arno: «Quella attuale è una fase delicata. Lineapelle dirà cosa ci aspetta nel prossimo futuro. Di sicuro in questo momento anche le aziende del lusso stanno a guardare cosa sta succedendo nel mondo. La situazione russa, che non importa più calzature europee con cali anche per le nostre pelli e il rallentamento dei consumi in Europa sono segnali che non invitano i grandi nomi della moda a investire. Negli ultimi mesi hanno fatto il minimo indispensabile, ma niente di più. A differenza degli ultimi due anni, per esempio, in cui si sono segnalate per commesse continuative anche per le concerie toscane».
Verifica al dettaglio. Secondo Maccanti una verifica della situazione che caratterizzerà l’atteggiamento delle griffe sarà anche la vendita al dettaglio della prossima stagione invernale. «Queste aziende hanno “negozi civetta” sparsi nel mondo dai quali capiscono che vento tira – dice il direttore dell’Associazione conciatori – E se le vendite andranno bene avranno elementi positivi per fare le loro scelte per le stagioni successive». Un elemento che influirà sulla produzione delle concerie toscane nei prossimi mesi. E c’è da sperare che le cose migliorino, perché a giugno e luglio, la ventilata (e auspicata) corsa ad aumentare la produzione, garantendo flessibilità anche per agosto, in pratica non c’è stata. «Aver anticipato Lineapelle da ottobre a settembre – riprende Mainardi – oltre a essere una scelta molto azzeccata ha prodotto anche una frenesia tra gli imprenditori per garantire il funzionamento delle fabbriche anche ad agosto, in modo da permettere la realizzazione dei campionari per la fiera. In realtà, pochissime hanno lavorato a ritmi più sostenuti rispetto al passato. Segno che le richieste non sono state tali da stravolgere abitudini, come quella delle tre settimane di stop ad agosto, ormai radicate da anni».
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