Il Tirreno

Pontedera

Vi racconto i segreti del neo campione: «Genuinità e talento»

di Cristiano Marcacci
Vi racconto i segreti del neo campione: «Genuinità e talento»

Su un lettino in un seminterrato a La Scala di San Miniato nascono le strategie di gara di Daniele Meucci

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SAN MINIATO. Chi l’ha detto che per costruire un trionfo occorrono soldi e sponsor facoltosi? Talvolta, le vittorie, generalmente quelle più belle, nascono dall’eccezionale forza della semplicità. E il successo continentale di Daniele Meucci (fresco campione europeo di maratona) è racchiuso tutto qui. In due parole: genuinità e talento. Doti che lo stesso Meucci ha da vendere, così come la sua “assistente-ombra”, la fisioterapista Denise Cavallini, 35 anni, originaria di Lazzeretto ma dal 2008, anno in cui si è sposata con l’empolese Luca Fiasconi (ex calciatore di Massese, Crotone, Pistoiese, Pisa e Pontedera), residente a La Scala di San Miniato. Ed è proprio nella frazione del comune della Rocca che l’atleta Meucci è cresciuto esponenzialmente fino a diventare quello che è attualmente e che ha dimostrato di essere domenica scorsa a Zurigo. È in un seminterrato finemente arredato, allestito in tutto e per tutto come un piccolo centro fisioterapico, che Cavallini, anch’ella maratoneta di razza, “coccola” da anni i muscoli di Meucci. Ed è sempre da qui che abitualmente Daniele comincia i suoi allenamenti correndo verso la vicina pista d’atletica del Fontevivo di San Miniato.

Denise, perché, secondo lei, Daniele alla vigilia della gara si è lasciato andare a quella dichiarazione “Non aspettatevi troppo da me”? Forse, non si sentiva in grado di poter agguantare l’oro?

«È una dichiarazione che rientra nel suo carattere. E poi, c’era anche un po’ di scaramanzia, che per un atleta non guasta mai. In realtà, qua dentro, in questa stanza, un pensierino ce l’avevamo fatto, eccome se ce l’avevamo fatto. Il suo allenatore, Massimo Magnani, ci ha sempre creduto. Anche perché dallo scorso mese di novembre Daniele ha svolto tutta la preparazione senza accusare problemi fisici, senza subire il minimo infortunio. Devo dire che per la gara di Zurigo la continuità negli allenamenti ha fatto la differenza. Proprio il giorno prima della corsa l’ho guardato bene negli occhi e gli ho detto: “Devi stare tranquillo, hai fatto tutto quello che c’era da fare. Sei pronto”».

Quali sono state le mosse fondamentali per trionfare nella gara di domenica?

«La strategia messa a punto era quella di affrontare con calma la prima parte della competizione, tenendo sempre come punto di riferimento l’esperto del gruppo tricolore, Ruggero Pertile. Poi, sarebbe spettato a noi dello staff, come sempre, indicare qual’era il momento di attaccare, anche se Daniele ha sempre avuto pure la capacità di leggere molto bene le gare e di cogliere l’opportunità di affondare. È stato al trentesimo chilometro che Magnani gli ha detto di partire e di cambiare passo. A causa di un problema al ristoro precedente, Daniele ha però aspettato ancora, in attesa di recuperare in termini di zuccheri e sali. Al trentaduesimo chilometro è stata fondamentale l’entrata in scena di mio marito».

Suo marito? Che c’entra suo marito?

«L’équipe di Meucci è una grande famiglia e ne fa parte anche mio marito, a cui Daniele chiede consiglio prima di ogni gara importante. Luca lo ha affiancato per pochi istanti e gli ha detto che doveva attaccare. “Daniele, ha detto Massimo che devi partire subito. Non puoi aspettare ancora, ora o mai più”, sono state le testuali parole. In quella fase, il polacco aveva un minuto e 15 secondi di vantaggio, ma da lì in poi il margine si è pian piano ridotto fino ad azzerarsi. È qui che ha cominciato a prendere corpo la medaglia d’oro».

Lei ha parlato di “grande famiglia”. Quindi, la forza e il segreto di Daniele stanno nel gruppo di lavoro?

«Una parte sì. Oltre che collaboratori siamo tutti grandi amici. Al mio matrimonio Daniele e sua moglie Giada c’erano, ed erano anche al battesimo delle due nostre gemelline nel 2010. Ognuno svolge il proprio compito al meglio, a partire dalla Fidal e dall’Esercito, che da 10 anni permettono a Daniele di fare quello sta facendo. Quest’anno, ad esempio, la Federazione ha deciso di investire maggiori risorse economiche su Daniele, consentendogli di partecipare ai ritiri di preparazione negli Stati Uniti e a Saint Moritz, e alla fine è stata ben ripagata».

Una curiosità degna di un giornalista pigro e mangione come chi la sta intervistando. Ma che tipo di alimentazione ha Meucci?

«Non seguo Meucci anche a tavola, ha una sua nutrizionista di fiducia. Comunque, le posso dire che mangia tanto e bene. Nel senso che la quantità gli è necessaria per le tante ore di attività, allenamenti e fatica e nel senso che è un fissato per la genuinità dei cibi. È sempre alla ricerca delle verdure dell’orto e della carne bianca degli animali allevati in cortile».

Servirà questo trionfo a riscattare l’atletica e a far sì che si scrolli di dosso l’etichetta di sport di secondo piano?

«Penso proprio di sì. L’altro giorno “La Gazzetta dello Sport” ce lo ha dimostrato: per una volta le prime due pagine non erano dedicate al solito Conte, che ormai ha stufato, ma alla bella favola del ragazzo pulito, laureato in ingegneria con 110 e lode, che ha vinto la maratona europea. Forse ce la facciamo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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