Reportage lungo i fiumi ecco le cause delle alluvioni
Michele Signorini, 46 anni di Ponsacco, è un grande appassionato di kayak e ha documentato lo stato di completo abbandono dei principali corsi d’acqua
PONTEDERA. Scivola silenzioso sull’acqua senza farsi notare, se non fosse per il colore arancione acceso che risalta nel verde della vegetazione. Si muove rapido, velocità costante, fino a fermarsi laddove la natura impedisce il passaggio.
È il kayak di Michele Signorini, 46enne di Ponsacco che a suon di pagaiate nelle acque dell’Era e dei suoi affluenti è riuscito a unire una grande passione con un reportage drammaticamente realistico sulle condizioni dei corsi d’acqua della Valdera.
Fisico asciutto e un’invidiabile spirito d’avventura. Michele entra in acqua per la prima volta nel 2013, all’altezza di via Puntale, nel comune di Ponsacco. L’intenzione è quella di risalire il fiume in tutta tranquillità, facendosi cullare dal fruscio delle piante e dal canto degli uccellini. Bastano pochi chilometri però per frantumare il sogno di Signorini. «Dopo 40 minuti fui costretto a tornare indietro ancora prima di arrivare al ponte di via Maremmana, appena fuori dal centro abitato di Ponsacco. L’alveo si era ridotto a causa degli arbusti e degli alberi che galleggiavano nell’acqua, tanto da non permettermi il passaggio con il kayak».
Metro alla mano la piccola imbarcazione misura 90 centimetri di larghezza. Basta fare due conti per capire che l’Era in quel punto era ridotto praticamente a un rigagnolo d’acqua. Michele torna a casa deluso e ripone il Kayak in garage. «Non pensai immediatamente al rischio che potevano rappresentare i rami e gli arbusti. Rimasi semplicemente colpito perché credevo di potermi divertire di più, di poter andare avanti e visitare il fiume in maniera più agevole».
Passano i mesi, arriva l’inverno e con lui le piogge. In mezza Italia è allarme maltempo, la Protezione civile emette stati di allerta in continuazione. Anche la Valdera finisce nel mirino del maltempo. Il 31 gennaio alle 12 l’Era rompe gli argini e inonda Ponsacco. Il centro è uno specchio d’acqua fangosa, le famiglie salvano il salvabile con l’aiuto dei vigili del fuoco. Qualche ora dopo un video mostra l’attimo esatto in cui la terra si sbriciola lasciando spazio all’avanzata dell’Era. Michele nel frattempo è impegnato a svuotare lo scantinato della sorella, residente in via Bellini, colpita e affondata dalla marcia inesorabile di fango, melma e detriti. Le nuvole se ne vanno, torna la bella stagione e il sole ricomincia a scaldare.
Primavera 2014. Un anno dopo Michele ci riprova. «Credevo – racconta l’uomo – che dopo l’alluvione qualcuno avesse provveduto a pulire il fiume nei suoi punti più critici».
Questa volta partenza dalla frazione pontederese de La Borra, dove il fiume Cascina entra nell’Era. Stessa destinazione: via Maremmana. Identica amara sorpresa. «Non sono riuscito ad arrivare neanche in via Puntale, dove abita mia madre. Tronchi e arbusti sbarrano la strada senza possibilità di essere aggirati».
Con la fotocamera Signorini documenta lo stato di degrado e si rivolge al Consorzio Basso Valdarno. «Inizialmente mi è stato chiesto di localizzare con precisione gli scatti, in modo da far intervenire il Consorzio. Volevo rendermi utile, quindi inoltrai nuovamente il materiale con le coordinate dettagliate». «Interverremo». «Grazie della collaborazione». E niente altro. Dagli uffici arrivano risposte cordiali ma nessun intervento.
Il fiume resta invaso da grossi tronchi distesi. L’acqua fatica a defluire.
«Ho fatto tutto quello che mi è stato chiesto – conclude Michele – ora però c’è bisogno di una bonifica. Alla prossima bomba d’acqua non voglio essere chiamato nuovamente da mia sorella».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
