Il presidio
Scout, la marcia dei 30mila in aereo treno e... taxi
PISA. Telefonata alla centrale operativa dei carabinieri: «Sono la mamma di uno scout e mio figlio deve fare la route. Mi può dire il numero dei taxi di San Rossore?». Risposta di una gentilissima...
PISA. Telefonata alla centrale operativa dei carabinieri: «Sono la mamma di uno scout e mio figlio deve fare la route. Mi può dire il numero dei taxi di San Rossore?». Risposta di una gentilissima donna in divisa: «Signora, San Rossore fa parte di Pisa. Le do il recapito di Radio taxi». Commento di Marta, un capo scout: «La mamma è sempre la mamma!»
Per qualcuno dei trentamila R/S, Rover (maschi) e Scolte (femmine) da 16 a 21 anni, la giornata di ieri è cominciata così: con il passaggio in auto di un tassista. Ma tanti, anzi tantissimi ragazzi giunti in città per la route nazionale organizzata dall’Agesci (Associazione guide e scout cattolici italiani) l’hanno davvero fatta a piedi.
Arrivo a Pisa. Ogni regione ha scelto un diverso mezzo di trasporto: bus in prevalenza, che hanno lasciato gli “Erre ed Esse” dentro il parco alle porte di Pisa; ma anche nave, treno o aereo. Questi ultimi due gruppi, dalla stazione ferroviaria centrale fino a San Rossore (circa 8 chilometri) hanno percorso l’ultimo tratto di un lungo cammino che li porterà alla “scelta”. I ragazzi sono in marcia dal primo agosto e sarà anche piacevole passare da Piazza dei Miracoli e scattare l’inevitabile selfie; ma il sole di agosto si sente tutto. Ecco che viale delle Cascine si trasforma in un lento calvario: gli R/S camminano in silenzio nel sentiero di sabbia su cui i cavalli eseguono le sgambettate all’alba; com’è noto la rena fa bene alle articolazione degli equini, ma aumenta la fatica dei bipedi.
Allora una scolte nota l’insegna della clinica privata e non resiste: «Raga’, c’è na casa de cura! Ce fermiamo?». Qualcuno prova ad animare l’interminabile serpentone, svuotando bottigliette d’acqua addosso agli altri, come durante le attese dei concerti rock; o tentando la carta etnica: «Brindisino nel mirino». Non riscuote molto successo. Altre 3 (tre) ragazze hanno la forza di cantare «danza la vita, danza la vita»; ma smettono poco dopo. Molto apprezzato, invece, il viadotto dell’autostrada: quei 24 metri di ombra che fanno partire uno spontaneo «Ooh!».
Porta del parco. Finalmente il truppone arriva al cancello dell’ex tenuta presidenziale e una scolte esausta domanda: «È ancora lontano?» Perché all’interno sono allestite circa diecimila tende e se ti capita quella in fondo, sono altri tre chilometri di strada. L’assegnazione dipende da vari fattori, ma di certo non dalla fortuna: nulla è lasciato al caso, l’organizzazione è perfetta e uno dei capi scout fa notare che «con trentamila persone non ti puoi permettere di far decidere agli R/S dove dormire. Poi, certo, se due si mettono d’accordo per scambiarsi di posto e non ce lo dicono… La trasgressione fa parte della vita». L’ingresso è una immensa struttura di legno dove campeggiano le lettere R ed S, separate da una forcola, quel legno simile a una fionda gigante che tanti hanno portato con sé nei chilometri di cammino: è il simbolo della scelta.
Forcola come bivio. Ventuno anni è l’età massima per restare negli scout a «formarsi come persona», spiega Giacomo, uno dei capi: dopo bisogna effettuare «la scelta su come proseguire il cammino al servizio degli altri. Alcuni diventano capi; altri escono». Ma la loro testimonianza durerà tutta la vita, vedi un certo Bagnasco: un tempo era un assistente scout, ora è il cardinale Angelo, presidente della Cei, che officerà la messa domenica. Giacomo è uno degli 816 membri dello One Team, la squadra di capi che manda avanti l’enorme macchina della Route 2014.
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