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Quando le razzie dei cinghiali rovinano le attività agricole

Quando le razzie dei cinghiali rovinano le attività agricole

Il grido di allarme di Pietro Caruso, imprenditore di Volterra «Circa l’80 per cento del raccolto di favino è stato distrutto»

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VOLTERRA. Si presentano nella notte, nascosti nel buio e quando sono sicuri di agire indisturbati inizia la razzia.

«Mi mancano circa ottocento quintali di cereali, cinquecento quintali di grano e trecento quintali di fave, non posso fallire perché i cinghiali mi mangiano tutto». È un grido di disperazione quello di Pietro Caruso, agricoltore.

Il suo raccolto di grano duro e favino è stato fatto a brandelli dai cinghiali. Siamo nella zona delle Balze, a San Cipriano, Volterra. A pochi chilometri da una cosiddetta zona di ripopolamento.

Caruso è titolare dell’azienda agricola situata nel podere di Fognano. «La situazione è critica – racconta – il 19 di giugno ho chiesto una perizia danni da cinghiali all’Atc di zona, la 15».

L’Ambito territoriale di caccia 15 si occupa della parte orientale della provincia di Pisa e dunque anche del territorio di Volterra. «Ho fatto una richiesta danni per il terreno saccheggiato dai cinghiali – prosegue Caruso – trenta ettari di favino e cinquanta ettari di grano duro. Il primo di luglio sono venuti i tecnici per un sopralluogo».

Razzie. I danni calcolati dall’agricoltore ai propri terreni sono ingenti. «Ho iniziato a trebbiare a luglio – riferisce – e il favino era stato mangiato quasi tutto, almeno l’80 per cento, il favino bianco, molto pregiato, è andato perso. Di grano duro, se pur anch’esso molto attaccato, c’erano rimaste parti salvabili, poi è piovuto e siamo stati fermi altri quindici giorni circa. Così il danno è perfino aumentato».

I cinghiali hanno quindi potuto fare altre razzie. «In questo frangente hanno risaccheggiato il territorio - dice ancora Pietro Caruso – distruggendo anche quasi tutto il grano duro, così ho chiesto un’integrazione ai danni già quantificati».

Le cifre. «Avevo chiesto, la prima volta, su cinquanta ettari due quintali a ettaro di grano, cioè cento quintali in tutto. Mi sono stati concessi ottantotto quintali – dice Caruso – avevo chiesto poi cento quintali di favino e me ne hanno concessi sessanta. Mancano, alla fine trecento quintali di favino, quel poco che c’era, che era rimasto, comunque l’ho portato via, non ho fatto altrettanto per il grano a causa della pioggia».

Risarcimenti. L’agricoltore ha anche chiesto un’integrazione per gli ulteriori danni subiti. «Ormai sono passati dieci giorni, poi abbiamo ricominciato a trebbiare, ho perciò richiamato un tecnico dell’Atc – prosegue – perché avevo ricominciato a trebbiare e volevo un’integrazione di danno».

La trebbiatura tuttavia non può essere interrotta. «Dal momento che si presenta una richiesta, al momento del sopralluogo dell’Atc possono passare circa dieci giorni – evidenzia Pietro Caruso – ma si deve tener presente che la trebbiatura è un evento particolare, è come un parto, ha i suoi tempi e dopo la trebbiatura, senza sopralluogo, non si possono chiedere danni. Ma non ci possiamo fermare e perdere il raccolto in attesa che qualcuno venga a darci una mano», conclude l’agricoltore.

Gianni Bianchi

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