Il presidio
Militello: «Vi svelerò come trovo gli omini fuori degli stadi»
PECCIOLI. Ricorrendo alla schietta franchezza che, per volere del fato, distingue i “toscanacci” di vaglia, Cristiano Militello inizia questa chiacchierata elencando i buoni motivi per cui uno...
PECCIOLI. Ricorrendo alla schietta franchezza che, per volere del fato, distingue i “toscanacci” di vaglia, Cristiano Militello inizia questa chiacchierata elencando i buoni motivi per cui uno spettatore giudizioso non dovrebbe assolutamente perdersi il suo spettacolo di stasera, a Peccioli, al festival “11 Lune”, sul palco dell'anfiteatro Fonte Mazzola.
«Ce ne sono tanti, di motivi: è gratis; non ci sono partite in contemporanea; svelerò il grande mistero di come trovo i miei omini fuori dallo stadio: più di così non posso… manca solo che porti anche du' pasticcini». Già, quei famosi “omini”, delizia dell'assai seguita rubrica che il comico pisano, ogni lunedì sera, ammannisce al pubblico televisivo tramite “Striscia la notizia”. Creature spaesate, surreali, gigionescamente impacciate (ma ci sono o ci fanno? si chiede, non a torto, la gente da casa): sembrano inventate di sana pianta, eppure esistono davvero. Di certo devono essere uno dei pezzi forti di questo show teatrale che si chiama “Mi saluta... Cristiano Militello?”, giacché anche il titolo occhieggia alle reiterate gag che il noto scopritore di esilaranti striscioni calcistici costruisce sull'involontaria complicità di quel misterioso campionario di figuranti diversamente presenti a se stessi. Pisano, toscano, e va bene. Quella verve c'è, ovvio, anche se Militello precisa di «non aver mai fatto della “regionalità” la mia cifra stilistica; è chiaro però che l'approccio, l'arguzia, l’irriverenza sono quelle tipiche delle nostre latitudini, e anche quest'autobiografia tutta da ridere è filtrata attraverso “lenti” toscane. Dai primi passi col teatro Verdi di Pisa, diretto niente popò di meno che da Gigi Proietti, alla nidiata più famosa di comici toscani (“Vernice Fresca”), dalle ruvidezze lessicali dei due nonni toscani al mio bizarro impresario - il pistoiese Capecchi - dagli improbabili esordi come ballerino fino all'omaggio a Carlo Monni: insomma, c’è parecchia Toscana nel mio spettacolo. Fin da bambino ero affascinato dai graffiti che leggevo sui muri della mia città e forse l’innamoramento postumo per gli striscioni l’ho seminato allora. Sono cresciuto col gusto per la frase a effetto, meglio se lapidaria. Questo è forse uno dei flashback più divertenti dello show». Si racconta come «un adolescente con due grandi passioni: il calcio e la comicità e che si trova oggi, privilegiato, ad aver coniugato in modo originale i suoi due mondi al servizio del programma più noto della tv italiana. È arrivato il momento di guardare con ironia - e perché no, con tenerezza - alla mia poco ordinaria parabola, “musate” comprese. Lo spunto nasce dal cercare di svelare il… Militello ignoto. Ciò che si vede di un artista è la punta di un iceberg. Poco o nulla si sa dei suoi inizi, delle sue delusioni, dei suoi riti. Con Sergio Sgrilli e Andrea Camerini, gli altri autori, ci piaceva lo spunto drammaturgico di mettersi a nudo (solo metaforicamente, tranquilli!)».
Nelle sue note, la produzione rivolge agli spettatori un caloroso invito: “Portate pure i vostri striscioni allo spettacolo!”. E lo striscione che più ha fatto ridere Militello qual è? «Questo: “Militello, saluta tua sorella».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
