Italia
«Ho pagato, dovete dimenticarmi» parla la madre killer già in libertà
Dopo undici anni di carcere per l’uccisione di due suoi bambini, Verusca Montorzi cerca di tornare alla normalità. «Nessuno mi può negare il diritto di potermi ricostruire una vita insieme a mia figlia»
PONTEDERA. Vuole essere dimenticata Verusca Montorzi, 43 anni, di Pontedera, la donna condannata a sedici anni di carcere per aver ucciso due figli appena nati nel 2001. Il primo venne trovato morto tra i rifiuti della discarica di Pontedera. Il cadavere del secondo non è stato mai trovato e la donna, accusata del terribile reato in concorso con il convivente poi assolto per non avere commesso il fatto dalla Corte d’Assise d’Appello di Firenze, si porta dentro il suo segreto. Forse questo bambino è nato a Terni alla fine del dicembre 2001 mentre la coppia trascorreva le vacanze a casa dei genitori dell’uomo che fin dal primo momento ha sostenuto di non essersi mai accorto delle gravidanze dell’operaia di Pontedera dalla quale aveva già avuto una figlia. Ma è solo un’ipotesi. Verusca ha lasciato il carcere, come lei stessa conferma, da diversi mesi. È arrivato per lei il fine pena dopo circa undici anni al “Don Bosco”, dove era stata rinchiusa subito dopo l’arresto, effettuato dai carabinieri del comando provinciale di Pisa, nell’aprile del 2003.
Una vicenda terribile, mai chiarita completamente e che potrebbe aver avuto complicità mai rivelate. Verusca in passato, anche durante l’inchiesta, ha accusato il convivente di averla in qualche modo costretta a sbarazzarsi dei bambini una volta nati piuttosto che ricorrere ad un qualsiasi metodo per il controllo delle nascite.
Dall’altra il convivente l’accusava di averle nascosto la terribile verità. Probabilmente non si saprà mai per quale motivo i due bambini sono stati uccisi. Il presunto complice di cui si è parlato tante volte durante le indagini è rimasto nell’ombra. E le accuse incrociate tra i genitori, oltre al muro di omertà sollevato sulla vicenda, non hanno aiutato a capire fino in fondo come la mamma si è sbarazzata dei suoi figli.
«La mia verità è con me», ha ripetuto più volte in queste ore Verusca, sicura, visto che ha lasciato il carcere da mesi, che la storia fosse stata dimenticata.
«Ho pagato il mio debito con la giustizia. Sono stata in carcere, ho saputo comportarmi bene e ho avuto i benefici della buona condotta. Chiedo solo di poter vivere la mia vita, di poter ricostruire la mia vita insieme a mia figlia. Non credo che nessuno possa negarmi questo diritto».
In questi mesi, cioè da quando l’operaia ha scontato l’ultimo giorno della sua condanna, Verusca ha vissuto a Pisa ma è venuta tante volte anche a Pontedera dove abitava insieme al compagno quando venne arrestata. E se non fosse stato per l’emorragia post partum che l’aveva colpita dopo la seconda tragica gravidanza costringendola a ricorrere ai medici dell’ospedale di Terni, probabilmente l’inchiesta non avrebbe mai trovato la strada della svolta.
Per più di un anno la Procura di Pisa insieme ai carabinieri del reparto operativo del comando provinciale e a quelli di Pontedera avevano battuto varie piste. Sempre con la convinzione che la madre di Angelo Faustino, il bimbo trovato tra i rifiuti il 15 febbraio 2001, non fosse troppo lontano da Pontedera. Ma la città ha sempre respinto con forza che la madre del bambino fosse una pontederese e quando è stata scoperta la verità la comunità si è chiusa nuovamente oltre che nel dolore nello sconcerto.
Tutto questo per Verusca fa parte del passato. «Voglio fare la mia vita – ripete – devo pensare a mia figlia». Per ora la minorenne è affidata a una sorella. Insomma, l’operaia chiede di voltare pagina. Spera di trovare un lavoro stabile e di cominciare a pensare ad una nuova vita da affrontare a “testa alta”, come lei dice, sorpresa che la storia di Angelo Faustino sia finita nuovamente al centro delle cronache. «Quello che provo è solo un fatto personale», ripete più volte. In questi mesi, infatti, non ha avuto difficoltà a venire a Pontedera per incontrare la figlia. «Ho chiuso ogni conto», questo è quello che per la donna ha oggi maggiore importanza.
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